
Il nome di David Cameron, il premier britannico dimissionario, è entrato di diritto nella storia contemporanea europea. Ma non per il motivo che si sarebbe auspicato.
Già, perché il responsabile di uno dei più grandi terremoti politici della storia recente, è un europeista convinto. Ci credeva, Cameron, eppure è stato proprio lui che ha minato il sogno di coloro che credevano nell'Europa unita e nella fratellanza tra popoli.
Ma come può un europeista convinto essere l’artefice di un simile risultato? Stando a Panorama, per un calcolo politico mal riuscito: durante la campagna elettorale del 2015 Cameron aveva promesso che in caso di rielezione avrebbe indetto una consultazione sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Con il referendum, il premier sperava di rafforzare la propria leadership ed evitare le critiche interne ed esterne, accentuatesi in seguito alla firma dell’accordo con Bruxelles dello scorso febbraio. Accordo che, nelle intenzioni di Cameron, doveva rafforzare la permanenza della Gran Bretagna all'interno dell'Unione europea e per questo motivo era stato criticato di più parti, conservatori compresi.
Il premier, va detto, è stato di parola, ma si è imbarcato in un’impresa forse più grande di lui. Il Wall Street Journal e l'Independent parlano di "gamble" (scommessa), di un premier che si è infilato in un vero e proprio "labirinto politico" senza riuscire a trovare la via di uscita. E il referendum ha messo in moto le forze dei suoi oppositori, che hanno preso lo slancio per schiacciare il malcapitato Cameron. Non è bastato il sentimento pro-EU espresso dalle grandi città, il no della Gran Bretagna rurale - dove i Conservatori sono malvisti, retaggio delle riforme Tatcheriane - ha messo fine al sogno europeo.
O forse no? Diversi addetti ai lavori fanno notare che il referendum era consultivo e non vincolante. Ciò significa che, in teoria, il Parlamento britannico potrebbe anche decidere di promuovere una legge per non uscire dall’UE e, addiritura, indire un secondo referendum. Uno scenario che appare improbabile, anche perché se ciò dovesse accadere non è difficile immaginare un’ondata di caos per le strade del Regno Unito.
Quello che è certo è che per Cameron non ci sono più vie di uscita, ha consegnato nelle mani del popolo inglese un pericolosissimo vaso di Pandora che si è bruscamente aperto nel peggiore dei modi. E chissà che la sua eredità non venga raccolta da un euroscettico “vero”, la sua nemesi Boris Johnson.
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