
E' comparso oggi davanti ai giudici del tribunale speciale patrocinato dall'Onu Khieu Samphan, capo dello Stato in Cambogia durante il sanguinario regime dei Khmer rossi (1975-79), nella prima udienza pubblica del processo in cui è imputato per crimini di guerra e contro l'umanità. Samphan, 76 anni, arrestato lo scorso novembre, ha ascoltato il giudice Prak Kimsan leggere i capi di imputazione. Il collegio giudicante è composto da cinque giudici, tre cambogiani e due stranieri. Vestito di grigio, si è alzato in piedi quando gli è stato chiesto di confermare la sua identità. "Non ho lavoro da quando ho lasciato la giungla", ha detto l'ex leader riferendosi alla sua defezione nel 1998 dal movimento comunista estremista dei Khmer rossi del leader Pol Pot, che dopo essere stato scacciato dal potere da un'invasione vietnamita del 1978, si era dato alla guerriglia nel nord est della Cambogia. L'udienza è poi proseguita a porte chiuse. Durante il regno del terrore di Pol Pot, che voleva portare una rivoluzione di ispirazione maoista e nazionalista a costruire una società utopistica rurale, vennero uccisi quasi due milioni di cambogiani. ATS
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