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Medio Oriente
Cadono figure di spicco in Iran: «L'obiettivo è di ridurre la capacità di comando degli ayatollah»
Samuele Quadri
2 giorni fa
Gli attacchi di USA ed Israele contano diversi caduti. L'ultimo, in ordine temporale, il ministro dell'intelligence iraniano Esmail Khatib. Bertolotti, docente ISPI: «Strategia vincente, ma incerto l'esito sul lungo termine».

Alla terza settimana di guerra in Iran i morti si moltiplicano. Ad oggi si contano oltre 2000 vittime e i numeri non accennano a fermarsi. Obiettivo degli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele è colpire i leader del comando iraniano. Un sistema complesso, teocratico, in cui il popolo elegge il Presidente, il Parlamento e l’Assemblea degli Esperti. Quest’ultima ha voce in capitolo, se così si può dire, nell’approvare la Guida Suprema, ovvero la massima carica politica e religiosa del paese che -a sua volta- supervisiona il Governo e il Parlamento. Ed è qui dunque che entra in gioco il sistema autoritario di stampo religioso iraniano.

Le cadute di spicco

Gli attacchi di Stati Uniti e Israele contano già diversi caduti. Con ordine. Il 28 febbraio l’ayatollah Ali Khamanei che ricopriva il ruolo di Guida Suprema del paese è rimasto ucciso nell’operazione israelo-statunitense su Teheran. L’Assemblea degli Esperti ha poi nominato l’8 marzo il successore, il figlio Mojtaba Khamenei. Dubbi ancora su dove sia. Fonti estere parlano di un ricovero a Mosca, smentite a più riprese dal Governo iraniano. Dietro la figura dei Khamanei, la famiglia Larijani, una fazione più aperta al dialogo, considerata in ogni caso molto vicina alla Guida Suprema. Perché citiamo questa famiglia? Ieri, 17 marzo, Israele annuncia la morte di Ali Larijani, ‘leader de facto’ e comandante del Consiglio Supremo per la sicurezza, uno degli apparati più importanti del regime. Nello stesso raid perde la vita anche Gholamreza Soleimani, capo dei Basij, unità di milizia volontaria controversa dei Guardiani della Rivoluzione. Infine, questa mattina, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz conferma la morte di Ismail Khatib, ministro dell'intelligence iraniano, figura di spicco che operava con la Guida Suprema seppure sotto l’apparato statale. 

Bertolotti: «Strategia vincente, ma incerto l'esito sul lungo termine»

Ma quanto incidono queste morti sulla forza di Teheran? Secondo Claudio Bertolotti, docente ISPI e direttore di Start InSight, la strategia della decapitazione della leadership politico-strategica e militare è «determinante al fine di ridurre la capacità di comando e controllo del regime degli ayatollah, limitandone la possibilità di agire e reagire. Questo serve a facilitare l’operazione militare, il cui esito resta ancora incerto, così come incerto è l’obiettivo finale», osserva l'esperto. «Osservando l’evoluzione della situazione sul campo, possiamo constatare la volontà statunitense e israeliana di rallentare i processi di comunicazione, gestione e governance iraniani, così da provocare un’incapacità militare — o quantomeno una capacità estremamente limitata — e poter poi procedere a un’eventuale seconda fase dell’operazione militare. Questa potrebbe essere funzionale a un cambio di regime oppure a una soluzione negoziale che ridimensioni il ruolo dell’Iran a livello regionale. Da un punto di vista pratico e tecnico, la strategia funziona. L’esito sul lungo periodo, però, resta incerto, perché l’Iran ha dimostrato una grande capacità di adattamento e resilienza, oltre alla disponibilità di seconde schiere pronte a sostituire la leadership progressivamente eliminata».