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Cade bunker ma Gheddafi non c'è
Redazione
15 anni fa

La battaglia di Tripoli, a tre giorni dall'ingresso dei primi insorti nella capitale libica, è diventata oggi la battaglia di Bab al Aziziya, la cittadella fortificata cuore del potere di Gheddafi. Che è caduta. Ma non ha ancora consegnato alla ribellione il leader della 'rivoluzione verdè e i suoi figli. Saif al-Islam, il successore in pectore di Muammar Gheddafi, non era stato imprigionato e stanotte si è fatto vedere in città tra la folla festante. Mohammad, il primogenito imprenditore, è riuscito a fuggire. Il rais stesso in una telefonata a un amico russo, il campione di scacchi Kirsan Ilyumzhinov, ha ripetuto: "Sono a Tripoli, sto bene e non ho nessuna intenzione di lasciare la Libia". La cattura di due dei figli di Gheddafi, annunciata e smentita in meno di 12 ore, ha messo in forte imbarazzo gli insorti, ma proprio l'imbarazzo e la delusione sembrano aver dato oggi - fin dalle prime ore dell'alba - nuovo vigore e slancio ai combattenti. Preceduti al sorgere del sole dall'ennesimo bombardamento della Nato sulla cittadella fortificata nel centro di Tripoli, centinaia di insorti - integrati dai rinforzi arrivati nella notte da Misurata (est) - si sono lanciati verso il compound di Bab al Aziziya. Combattimenti intensi e sanguinosi sono andati avanti per ore intorno alla cittadella fortificata fino a quando, a pomeriggio inoltrato, un cancello d'ingresso è stato sfondato, una decina di metri del muro perimetrale sono stati abbattuti, la resistenza dei fedelissimi di Gheddafi è gradualmente diminuita: la strada verso la residenza-simbolo del rais - quella bombardata dagli americani nel 1986, con il grande pugno di sfida che stritola un caccia bombardiere Usa - era aperta. Alcuni cecchini hanno continuato a sparare, poi però gli insorti sono diventati un fiume senza più limiti, hanno raggiunto l'armeria e si sono impadroniti di munizioni, pistole, fucili, mitragliatori. I primi giornalisti entrati nell'enorme complesso hanno cominciato a raccontare di numerosi cadaveri, apparentemente soldati di Gheddafi, abbandonati a terra; di molti feriti da entrambe le parti. E della ricerca frenetica, edificio dopo edificio, stanza dopo stanza, del rais e della sua famiglia. Un'avanzata di combattimenti continui, di battaglia, di scontri e di sangue. Finchè i capi ribelli hanno ammesso: "Non abbiamo trovato traccia di Gheddafi e dei suoi familiari". Secondo quanto ipotizzano esponenti del Cnt (Consiglio nazionale di transizione), il colonnello non sarebbe più nella sua cittadella fortificata. "Non pensiamo che abbia lasciato il Paese - ha detto un portavoce da Bengasi - Riteniamo che sia ancora in Libia, a Tripoli o vicino a Tripoli ... Prima o poi lo troveremo, magari vivo e lo arresteremo ... ma se resisterà lo uccideremo". A Tripoli un colonnello ribelle, Ahmed Omar Bani, ha ammesso "nessuno sa dove sia". Le stesse fonti del Cnt riconoscono che comunque la guerra non è finita. Il rappresentante del Cnt all'Onu, Ibrahim Dabbashi, lo ha ammesso implicitamente affermando che "nel giro di 72 ore gli insorti avranno il controllo dell'intero Paese" che così "sarà libero". In serata è stata annunciata la definitiva conquista di Ras Lanuf, 40 chilometri a ovest di Brega, impianto petrolifero strategico che, riferiscono i ribelli, non è stato danneggiato. Prossimo obiettivo Sirte, la città natale del rais, da dove la notte scorsa un missile Scud è stato lanciato in direzione di Misurata, da tempo in mano agli insorti. L'attenzione resta comunque focalizzata su Tripoli: stasera, mentre dalla cittadella-bunker si continuano a sentire colpi d'arma da fuoco, anche l'hotel Rixos (dove fanno base i giornalisti stranieri) è stato coinvolto negli scontri. Un reporter della Cnn ha detto che nell'albergo si spara, che gli uomini di Gheddafi ne hanno il controllo, che i giornalisti temono di essere presi in ostaggio e si sono rifugiati nei piani più alti esponendo alle finestre bandiere bianche. Una situazione in divenire insomma, testimoniata anche dalle dichiarazioni della d

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