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Brexit, stop al 'no-deal'
Brexit, stop al 'no-deal'
Brexit, stop al 'no-deal'
Redazione
7 anni fa
La Camera dei Comuni ha dato via libera alla legge contro l'uscita senza accordo del Regno Unito dall'UE

La Camera dei Comuni ha approvato ieri sera anche in ultima lettura la legge anti-no deal promossa per cercare di imporre un rinvio della Brexit alla scadenza del 31 ottobre. A favore hanno votato 327 deputati, contro 299. Il risultato suggella la sconfitta dal governo di Boris Johnson sul testo.

La legge tuttavia è passata con un emendamento di alcuni laburisti pro Brexit soft che lega il rinvio solo alla possibile approvazione di una versione dell'accordo di Theresa May. Ora va alla Camera dei Lord, che inizierà a esaminarla da domani.

L'emendamento introdotto in extremis, grazie a un sotterfugio tecnico reso possibile per indebolire la legge dalla tattica parlamentare dello stesso governo, era stato presentato dal deputato laburista Stephen Kinnock e da 16 suoi compagni di partito, contrari al no deal, ma anche al Remain.

Esso di fatto esclude che il rinvio della Brexit evocato dalla legge possa essere usato per mettere sul tavolo un progetto di secondo referendum. Ma solo per dare tempo di trovare un accordo. La proroga richiesta dal testo pari a tre mesi rispetto alla scadenza del 31 ottobre non sarebbe peraltro sufficiente, verosimilmente, per istruire l'iter verso un nuovo voto referendario.

Non passa neppure la mozione presentata da Johnson per la convocazione di elezioni nel Regno Unito il 15 ottobre. La Camera dei Comuni l'ha bocciata con 298 sì contro 56 no. Il quorum sarebbe stato dei due terzi (434), ma le opposizioni hanno detto no alla data indicata dal premier conservatore, chiedendo garanzie sull'attuazione della legge anti-no deal e su un rinvio della Brexit alla scadenza del 31 ottobre prima del voto. Rinvio che peraltro Johnson rifiuta categoricamente, lasciando la situazione ad ora in pieno stallo.

Dopo il voto, segnato da una larga maggioranza di astensioni che comunque hanno inciso sul non raggiungimento del quorum, Boris Johnson ha ripreso la parola in aula per accusare il leader dell'opposizione laburista di voler "impedire al popolo di votare".

È la prima volta "nella storia di questo Paese che un leader dell'opposizione rifiuta" l'offerta di andare al voto, "posso solo immaginare che" Jeremy Corbyn "ha paura di non vincere", ha insistito il premier conservatore, preannunciando imprecisate nuove iniziative per superare lo stallo "nei prossimi giorni".

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