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Brexit: 'no deal' ora fa paura, riparte lo scontro in Gb
Redazione
8 anni fa

Il Regno Unito adesso vede gli spettri. Lo spettro di un divorzio senza accordo da Bruxelles e lo spettro delle pesanti conseguenze che potrebbero derivarne, fra spauracchi apocalittici e allarmi concreti più chiaramente giustificati. L'ultimo scossone è arrivato dalle pagine del Sunday Times, dove sono stati fatti planare estratti di una serie di scenari messi a punto da funzionari del dicastero per la Brexit guidato dall'euroscettico gentile David Davis. Scenari che evocano apertamente l'uscita 'no deal' dall'Ue tracciando tre possibili epiloghi: uno moderatamente negativo, uno grave e uno ribattezzato addirittura "Armageddon". Anche lasciando da parte quest'ultimo, che dipinge un quadro al limite della rottura delle relazioni diplomatiche, le previsioni sono da brivido: entro due settimane si proietta l'incubo della carenza di medicine, carburante e cibo, con il collasso potenziale del porto di Dover già al 'day 1' del taglio dei legami con il continente e il governo a far scattare piani di emergenza. "Nel secondo scenario, quindi neanche il peggiore - ha detto una delle gole profonde del Times -, i supermercati in Cornovaglia e Scozia finirebbero gli alimentari in un paio di giorni e gli ospedali i medicinali dopo due settimane". Con l'esecutivo costretto ad affidarsi, chissà, a ponti aerei della Royal Air Force, l'areonautica militare britannica. Mentre alla terza settimana il razionamento potrebbe estendersi al carburante, con il graduale esaurirsi delle scorte. Ipotesi? Esagerazioni? Pericoli reali o almeno verosimili? Il dibattito è ovviamente aperto, mentre la premier conservatrice Theresa May rischia di finire risucchiata dall'ennesima polemica fra le trincee opposte che condizionano anche il suo partito e il suo gabinetto proprio mentre, secondo voci citate da Bloomberg, si prepara a tentare la via del compromesso sul nodo irrisolto dei confini futuri fra Irlanda e Irlanda del Nord proponendo di garantirne l'apertura attraverso una proroga (limitata nel tempo) dell'allineamento dell'intero Regno alle regole dell'unione doganale europea.

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