
La sospensione prolungata del Parlamento britannico decisa da Boris Johnson - che aveva chiesto e ottenuto dalla Regina una sospensione dei lavori del Parlamento dal 10 settembre per 5 settimane - è "illegale, nulla e priva di effetti". Lo ha stabilito la Corte Suprema nel duro verdetto letto dalla presidente lady Brenda Hale.
E' come se il Parlamento non fosse "mai stato prorogato", ha decretato la Corte, attribuendo ora agli speaker di Comuni e Lord il potere di riconvocare le Camere quanto prima e dichiarando 'l'advice' del premier alla regina immotivato e inaccettabile in termini di limitazione di sovranità e poteri di controllo parlamentari.
Dopo la sentanza sono partite le prime richieste di dimissioni. Le Camere potrebbero essere riconvocate già domani. La prima a parlare di dimissioni come "la prima cosa decente" che Johnson dovrebbe fare è stata Joanna Cherry, deputata indipendentista scozzese dell'Snp, in prima fila in uno dei ricorsi presentati contro la sospensione. Secondo Cherry, il verdetto stabilisce che "nessuno, neppure un monarca, è al di sopra della legge".
Voci in favore delle dimissioni arrivano anche dal Labour, mentre per la leader liberaldemocratica Jo Swinson, "Johnson non è adeguato a fare il primo ministro".
Un verdetto "storico" che certifica "il disprezzo del Parlamento" di Johnson, ha commentato a margine del congresso del Labour a Brighton, il leader dell'opposizione parlamentare a Westminster, Jeremy Corbyn. Il Parlamento britannico - ha aggiunto Corbyn - va riconvocato subito e Boris Johnson deve "valutare la sua posizione" di primo ministro.
Esulta anche Gina Miller, l'attivista pro Remain promotrice di un altro dei ricorsi, secondo cui la sentenza non è politica, ma fa valere la legge e ripristina "lo stato di diritto".
Anche per lo speaker dei Comuni, John Bercow, "il parlamento deve tornare a riunirsi il prima possibile". Bercow ha annunciato un rapido giro di consultazioni con i leader di tutti i partiti al fine di riprendere al più presto le attività parlamentari.
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