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Brexit, il "piano B" della May in votazione il 29 gennaio
Brexit, il "piano B" della May in votazione il 29 gennaio
Brexit, il "piano B" della May in votazione il 29 gennaio
Redazione
8 anni fa
L'obiettivo della premier Tory è quello di "portare a termine l'uscita dall'Ue nel rispetto della volontà popolare"

"Spostare i paletti" sulla Brexit, fare concessioni su quel che resta delle sue 'linee rosse' per uscire dal pantano. Scampata alla mozione di sfiducia di ieri, ma ancora schiacciata dal peso dell'umiliazione subita il giorno prima alla Camera dei Comuni sul suo accordo di divorzio dall'Ue bocciato con 230 voti di scarto, Theresa May incassa per ora solo avvertimenti e ultimatum.

Gli uni da parte di Bruxelles, gli altri dal leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, mentre la premier si affanna a cercare di rimettere insieme i cocci di un nuovo "consenso allargato" su un piano B tutto da definire.

L'obiettivo della premier Tory resta uno. Portare a termine l'uscita dall'Ue nel rispetto "della volontà popolare" espressa nel referendum del 2016. Ma il fatto di essere rimasta in sella per il ricompattamento estemporaneo della maggioranza non ne cancella la debolezza, né la necessità di venire a patti. E il problema è tutto qui, anche al netto della sua cocciuta rigidità personale: venire a patti con chi e a quale prezzo, tenuto conto che la partita sulle alternative - dal cosiddetto modello norvegese a quello canadese - divide pure i suoi ministri.

La strategia della consultazione con le opposizioni, appena iniziata, rischia di essere già in un vicolo cieco. Il forfait di Corbyn ne azzera di fatto il valore. Il numero uno laburista insiste sulla precondizione che May tolga dal tavolo a priori il temuto scenario di un no deal, ma la premier non intende farlo sostenendo che non sia nei "poteri del governo" dare questa garanzia, in assenza di un accordo approvato, salvo pensare di revocare l'articolo 50 e ribaltare la Brexit, cosa che sarebbe "sbagliata".

E per rafforzare il concetto May fa anche annunciare fin d'ora al suo ministro della Difesa, Gavin Williamson, un piano per la mobilitazione di 3500 militari e riservisti da utilizzare in ipotetici compiti di emergenza. Di qui lo stallo, difficile da sbloccare in tempo utile per lunedì, quando May tornerà ai Comuni per illustrare le sue "nuove proposte", in attesa dei dettagli dell'auspicato piano B bipartisan destinato ad essere messo al voto martedì 29.

Corbyn, in un comizio tenuto oggi nella storica cittadina di Hastings seguito da una lettera inviata direttamente al primo ministro, ha ribadito che il dialogo dipende dalla disponibilità della premier d'accettare di chinare il capo sul no deal. "Tutte le opzioni restano sul tavolo, data la gravità della crisi", ha ammonito, offrendo l'ok a un'intesa trasversale solo su una Brexit che includa "la permanenza nell'unione doganale, legami stretti con il mercato unico e la tutela dei diritti dei lavoratori".

"Questi tre elementi - ha argomentato Corbyn - garantirebbero la chiara possibilità di ottenere il sostegno della maggioranza del Parlamento, unire le persone e superare le divisioni nel Paese. Ma se il governo resta intransigente, se blocca le alternative per interessi di partito, allora il nostro dovere sarebbe quello di guardare ad altre opzioni": una ulteriore mozione di sfiducia dopo il confronto di lunedì, o anche un possibile nuovo "voto pubblico" sulla Brexit. Ossia la prospettiva di quel referendum bis per il quale al momento mancano i numeri a Westminster, ma su cui crescono le aspettative e le pressioni verso lo stesso leader del Labour.

Da Bruxelles, intanto, il capo negoziatore europeo Michel Barnier tende una mano a May: "Se il Regno Unito sposterà i suoi paletti, noi faremo altrettanto", ammicca, lasciando intendere che se l'accordo raggiunto non si tocca, qualcosa di diverso potrebbe essere negoziato partendo da premesse nuove. Magari con un'estensione dell'articolo 50 e un rinvio di qualche mese della scadenza del 29 marzo già fissata per l'uscita di Londra.

Un rinvio del resto ormai "inevitabile", a giudizio di Tony Blair, che a questo punto invoca tempo e vede tre sole ipotesi realistiche: un nuovo accordo per una Brexit più soft improntato alle proposte di Corbyn o al cosiddetto modello 'Norvegia Plus' (che potrebbe avere un consenso bipartisan ai Comuni, spaccando tuttavia irrimediabilmente i Tory); uno per una Brexit più hard (sul modello 'Canada Plus', mero trattato di libero scambio benvisto dai falchi brexiteers, ma "doloroso" per l'economia britannica); oppure la ripetizione del referendum: obiettivo difficile, ma che agli occhi eurofili dell'ex premier del New Labour rimarrebbe "la scelta più sensata".

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