
È ufficiale. Il Regno Unito ha votato per lasciare l'Unione europea. Per la Brexit hanno votato 17'410.742 elettori (51,9%) mentre per restare nell'Ue i voti sono stati 16'141.241 (48,1%). L'affluenza al referendum è stata del 72,2%.
"Questa è la vittoria che significa un nuovo giorno dell'indipendenza per il nostro Paese. E' l'alba di un Regno Unito indipendente" ha commentato il leader euroscettico dell'Ukip Nigel Farage, dando per scontata una vittoria del Leave. "Se il Leave vince, il premier David Cameron si deve dimettere immediatamente. E' arrivato il momento di liberarci da Bruxelles", ha aggiunto.
Quella della Brexit, secondo il leader dell'Ukip, Nigel Farage, è "una vittoria della gente vera, una vittoria della gente ordinaria, una vittoria della gente per bene. Abbiamo lottato contro le multinazionali, le grandi banche, le bugie, i grandi partiti, la corruzione e l'inganno. Credo che ora Leave vincerà". Farage, urlando davanti ai suoi fan, ha detto che "abbiamo vinto senza sparare un solo proiettile, ma solo combattendo sul territorio". La vittoria, ha detto, "ci farà lavorare tutti insieme" e ci farà abbandonare la bandiera dell'Ue e Bruxelles. "Il 23 giugno passerà alla storia come Independence Day".
Londra e la Scozia non sono riuscite a compensare la valanga dell'Inghilterra profonda, ma anche del Galles. Forse un ruolo lo ha giocato anche il maltempo, con l'impatto che la pioggia torrenziale di ieri ha avuto sull'affluenza alle urne nella capitale. In ogni modo la partita appare chiusa. E la reazione dei mercati - euforica dopo il primo opinion poll che aveva dato Remain al 52% - ne è una conferma: sterlina ai minimi storici sul dollaro dopo una discesa a precipizio peggiore di quella del Venerdì Nero del 1992, panico nelle borse di mezzo mondo, futures a -7,4% a Londra.
Terremoti finanziari a parte, è la stessa Unione Europea a dover affrontare ora un contraccolpo pesantissimo, che le cancellerie occidentali - rimaste tutta la notte con il fiato sospeso - ancora ieri sera speravano di evitare.
A Londra, poi, la crisi politica rischia di essere questione di ore. Skynews cita già fonti vicine a Downing Street che ipotizzano come imminenti le dimissioni di Cameron. Il primo ministro conservatore, sconfessato in primo luogo dall'elettorato del suo partito e sfidato in casa in particolare dal rampante ex sindaco di Londra Boris Johnson, capofila non ufficiale dello schieramento dei Leave, non sembra avere più vie d'uscita. Quel referendum che lui stesso aveva promesso e poi convocato credendo di poter dare un contentino sul fronte interno lo sta travolgendo. "Il genio dell'euroscetticismo è uscito dalla lampada", ha tuonato il tribuno Farage. E forse non solo in Gran Bretagna.
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