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Brexit, di male in peggio: spunta lo scenario del crac
Brexit, di male in peggio: spunta lo scenario del crac
Brexit, di male in peggio: spunta lo scenario del crac
Redazione
8 anni fa
È lo spettro del 'no deal', fra paure reali e dichiarazioni o interpretazioni tattiche, a dominare ancora la scena del negoziato sulla Brexit fra Ue e Regno Unito

È lo spettro del 'no deal', fra paure reali e dichiarazioni o interpretazioni tattiche, a dominare ancora la scena del negoziato sulla Brexit fra Ue e Regno Unito alle soglie del momento della verità. E l'allarme più squillante - attenuato solo a metà dalle rassicurazioni del ministro-negoziatore Dominic Raab - viene attribuito in queste ore al governatore della Bank of England (BoE), Mark Carney, custode della sterlina 'importato' dal Canada e nume tutelare di una City che al divorzio dai 27 guarda da sempre con angoscia.

Invitato ieri a una seduta di governo dedicata a preparare i piani di un'ipotetica rottura traumatica con Bruxelles, Carney, stando alle ricostruzioni del media, non le ha mandate a dire: ammonendo i ministri sul rischio che un epilogo del genere possa avere, 10 anni dopo, conseguenze catastrofiche per la british economy analoghe a quelle del crac finanziario globale del 2008.

Le stime del governatore in effetti variano a seconda degli scenari, solo il peggiore dei quali - quasi un 'cigno nero' all'inglese - potrebbe comportare a suo dire un collasso fino al 33% in tre anni del prezzo medio degli immobili: vera e propria architrave della ricchezza dell'isola e soprattutto della sua metropoli-traino, Londra. Non senza contraccolpi sul pound, sull'inflazione e - ovviamente - sui mutui.

Già al centro di ripetute polemiche da parte dei 'brexiteers' ultrà di casa Tory, che l'accusano di essere "il gran sacerdote del progetto paura", Carney è stato incalzato, ma non contestato dai ministri o dalla premier Theresa May durante la riunione, stando a quanto orecchiato dal Financial Times. Mentre per il Sun di Rupert Murdoch è stato accusato a muso duro d'invasione di campo politica sia da Sajid Javid sia da Matt Hancock, rampanti titolari dell'Interno e della Cultura. Tanto più che in questi giorni May ha detto e ridetto di puntare un'intesa con l'Ue, ma di non considerare "un no deal la fine del mondo".

Potrebbe tuttavia trattarsi in qualche misura anche di gioco delle parti, per puntellare la linea centrista dell'esecutivo - Brexit sì, ma non troppo hard - o magari per provare a condizionare Bruxelles. Un esperto di mercato immobiliare citato dalla Bbc, Henry Pryor, appare del resto convinto che Carney non stia in realtà "profetizzando l'apocalisse", ma voglia 'solo' avvertire che occorre essere "pronti laddove, per una qualche straordinaria ragione, tutto precipitasse in modo orribile".

Lo stesso governatore, in visita oggi a Dublino, ha frenato precisando che "è parte del nostro lavoro essere preparati al peggio e non sperare nel meglio". Mentre ha comunque confermato il via a nuovi stress test per le banche britanniche, chiamate a garantire d'essere in grado di resistere anche "una Brexit disordinata, per quanto remota possa essere tale eventualità".

A fare eco alle preoccupazioni si fa viva intanto Carolyn Fairbairn, direttore della Cbi, la Confindustria d'oltremanica, la quale - più del governatore - lancia frecciate dirette al governo e paventa "lo strapiombo" di una Brexit senz'accordo come un potenziale "colpo di maglio" sulle imprese. Con effetti imprevedibili d'incertezza immediata pure sui promessi diritti dei cittadini Ue già residenti nel Regno: italiani inclusi.

Un incubo che peraltro il ministro Raab, brexiteer pragmatico, si sforza d'allontanare. Dando notizia giusto in queste ore di una telefonata "costruttiva" col capo negoziatore europeo Michel Barnier. "Pur rimanendo alcune differenze sostanziali da risolvere, è chiaro che le nostre posizioni si stanno avvicinando", assicura Raab. Per passare dalle parole ai fatti, ora, restano a disposizione due mesi scarsi.

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