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Brexit: 50 mld sterline per divorzio? May per ora dice no
Redazione
10 anni fa

Il governo Tory di Theresa May non ha intenzione di scucire 50 miliardi di sterline, fra arretrati, compensazioni et similia, come 'spese di divorzio' dall'Ue. O almeno non riconosce che questa cifra sia già sul tavolo. La precisazione arriva da Downing Street in risposta al 'conto' che - stando ai media britannici - sarebbe stato preparato in sede europea e fra i funzionari del team destinato ad affiancare il capo negoziatore francese di Bruxelles, Michel Barnier. "I negoziati non sono iniziati e quindi questa cifra non esiste", ha detto un portavoce da Londra, all'indomani del Consiglio Europeo in cui la stessa May ha abbozzato una serie di colloqui, ma nel quale il dossier Brexit e' rimasto per ora sullo sfondo. "Come hanno sottolineato ieri i miei colleghi di Bruxelles - ha insistito il portavoce di Downing Street, citato dal Guardian online - questa (il tema delle 'compensazioni') e' solo una delle questioni da affrontare. E l'esito delle trattative e' qualcosa che riguarda il futuro". Nei giorni scorsi, in realtà, era stato proprio il ministro britannico per la Brexit, David Davis, a non escludere la possibilità del pagamento di "contributi" da parte di Londra, anche dopo la separazione da Bruxelles, per mantenere magari un accesso parziale al mercato comune europeo. Ma sull'ammontare di tali ipotetici versamenti c'era stata poi una frenata, tanto più che si tratterebbe di somme destinate a tagliare non di poco i risparmi per il bilancio dello Stato del regno che gli euroscettici - inclusi quelli in sella nell'attuale governo conservatore - avevano promesso fin dalla campagna referendaria. Theresa May, in attesa di superare lo scoglio dei ricorsi legali e di un eventuale dibattito parlamentare interno, ha confermato in ogni caso l'intenzione di notificare l'articolo 50 del trattato di Lisbona, per l'avvio - di fatto irrevocabile - del percorso formale verso la Brexit entro fine marzo. Nel frattempo preferisce puntare semmai sull'offerta anticipata di un accordo - che a suo dire potrebbe essere chiuso nella prima fase negoziale - sulla tutela anche per il futuro dei diritti acquisiti dei milioni di cittadini di altri Paesi Ue residenti nel Regno Unito e di quelli dei britannici che vivono permanentemente nel continente. Ma al momento le reazioni dell'Unione, stando sempre alla stampa, appaiono tiepide. O quanto meno attendiste. Data la volontà d'evitare qualunque 'prenegoziato' finché tutte le carte non verranno messe sul tavolo con l'avvio ufficiale dell'iter di divorzio. E fra le carte, avverte la Germania di Angela Merkel, la più complessa resta quella dei dettagli tecnici di un nuovo accordo commerciale da creare da zero laddove la Gran Bretagna - che non intende lasciare in vigore il principio di libera circolazione delle persone ai suoi confini, nel rispetto di quanto promesso agli elettori prima del referendum di giugno - dovesse uscire anche dal mercato unico. Dettagli rispetto ai quali Londra "si illude", secondo Berlino, se crede di poter risolvere tutto nel giro dei due anni che porteranno alla Brexit.

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