
Il risultato elettorale per le presidenziali in Brasile non ha restituito una vittoria netta. Tutto è rimandato al ballottaggio del 30 ottobre per la corsa tra il leader di sinistra Luiz Inacio Lula da Silva (Pt) ed il suo avversario, il presidente di destra Jair Bolsonaro (Pl). Anche se lo scrutinio non è terminato, il dato è ormai ufficiale. Il Tribunale Elettorale Superiore (Tse) ha già comunicato che, con il conteggio elettronico al 96,9%, Lula non può più ottenere oltre la metà dei voti, cosa che gli avrebbe consentito di essere eletto subito presidente. Con il 99,24% dei voti scrutinati, Lula è al 48,25% contro il 43,35% di Bolsonaro.
Lula: "Solo un rinvio", Bolsonaro: "Si cambierà il voto"
Lula, 76 anni, puntava alla terza presidenza al primo turno, dopo aver governato il Brasile dal 2003 al 2010. "Vinceremo le elezioni, si tratta appena di un rinvio", ha sottolineato, commentando il risultato del primo turno delle elezioni, che lo vede in vantaggio sul diretto rivale. Dal canto suo Bolsonaro, 67 anni, ex capitano dell'esercito, ha sottolineato che "lavorerà per cambiare il voto di parte della popolazione": "Capisco il desiderio della popolazione di cambiare, ma a volte si cambia in peggio. Evidentemente non abbiamo raggiunto lo strato più importante della popolazione", ha detto il leader di destra ai giornalisti.
Lula ha vinto in 14 Stati, Bolsonaro in 12
La distribuzione dei voti mostra che Lula da Silva ha vinto in 14 Stati, mentre lo sfidante presidente uscente ha prevalso in 12, più il Distretto federale della capitale Brasilia. In particolare, Lula ha ottenuto il maggior numero di voti in tutti gli Stati del nord-est, mentre Bolsonaro ha conquistato quelli del centro-ovest e del sud. Divise invece le regioni del sud-est e del nord. Nella prima Lula ha vinto a Minas Gerais, ma ha perso in altri tre Stati. Nel nord, invece, quattro Stati sono andati all'ex presidente di sinistra e tre con quello conservatore uscente. Il candidato del Pt si è imposto in Alagoas, Amapá, Amazonas, Bahia, Ceará, Maranhão, Minas Gerais, Pará, Paraíba, Pernambuco, Piauí, Rio Grande do Norte, Sergipe e Tocantins. Da parte sua Bolsonaro ha conquistato Acre, Distretto federale, Espírito Santo, Goiás, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Paraná, Rio de Janeiro, Rio Grande do Sul, Rondônia, Roraima, Santa Catarina e São Paulo.
Una campagna elettorale ad alta tensione
Da ora alla fine di ottobre la partita resta aperta, con una nuova appendice di campagna elettorale ad alta tensione. Il rischio è che Bolsonaro possa gettare benzina sul fuoco, accelerando gli attacchi per screditare il Tribunale superiore elettorale (Tse) ed il suo presidente, il giudice Alexandre de Moraes. Una deriva pericolosa, con i Paesi occidentali - Europa e Stati Uniti in testa - che nelle ultime settimane avevano inviato appelli richiamando al rispetto dello stato di diritto. In questo periodo di transizione il presidente uscente potrebbe inoltre varare misure provvisorie ad effetto immediato (con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale), per dare nuovo impulso alla liberalizzazione della vendita delle armi, accrescendo così il rischio di violenza politica. Una polarizzazione estrema che nei 46 giorni di campagna elettorale al veleno, dal 16 agosto all'apertura dei seggi elettronici del 2 ottobre, ha già fatto contare tre morti, e vari episodi di intimidazione.
Astensione al 20,94%
Secondo gli analisti, a pesare sul risultato sono stati gli indecisi, il tasso di astensione, e quanti hanno creduto di abbracciare la scelta del cosiddetto "voto utile" (quello cioè di chi avrebbe voluto vedere l'elezione chiusa al primo turno). Malgrado infatti il voto per i 156 milioni di brasiliani chiamati alle urne sia obbligatorio, il tasso di astensione è salito dal 20,3% del 2018 all'attuale 20,94. Proprio Lula sarebbe stato il più danneggiato da questo incremento di assenze.
Urne sorvegliate
Il primo turno è stato seguito anche dagli osservatori internazionali dell'Organizzazione degli Stati americani, su invito del Tse. Il gruppo - composto da 55 esperti provenienti da 17 Paesi - è stato dispiegato in 15 dei 26 Stati federativi e nel Distretto di Brasilia, certificando che tutto si è svolto in modo corretto, come ha dichiarato il capo della missione. Ma a sorvegliare sulle urne sono stati anche i militari dell'esercito, in un'iniziativa spinta da Bolsonaro, che come il suo avversario Lula ora medita le sue prossime mosse per la vittoria.

