
Il presidente brasiliano Lula sta rifacendo la fisionomia della megalopoli di San Paolo, indiscutibilmente una delle città più brutte del pianeta, riurbanizzando le aree più degradate del centro e demolendo centinaia di edifici senza il minimo valore storico e architettonico. Il "presidente operaio" vuole celebrare così la città che lo ha visto crescere da semplice tornitore meccanico a leader del gigante sudamericano. La metropoli-mostro di 20 milioni di abitanti, 100 chilometri di diametro, 6 milioni di automobili, martoriata dalla "garoa", una pioggerella sottile tipica dei suoi 900 metri di altitudine, a 70 chilometri dal mare, vuole liberarsi una volta per tutte dai suoi quartieri malfamati, fino a cinquanta anni fa abitati dai signori del caffé, i propietari delle piantagioni dell'oro verde dell'epoca, che costruivano le loro ville dove ora è l'acrocoro di grattacieli della Avenida Paulista, cuore finanziario di San Paolo. Le demolizioni hanno trasformato la capitale paulista in un immenso cantiere di lavori. Come i Docklands di Londra, prima, e la zona di Puerto Madero, a Buenos Aires, ultimamente, San Paolo sta recuperando parte della sua zona storica, eliminando quel quartiere che era chiamato ormai da tutti "Cracolandia", zona di prostituzione e di traffici di droga, con il "crack" e la cocaina a fare da padroni nel commercio di stupefacenti. "L'idea è di crare al posto della Cracolandia un polo di tecnologia, creatività e innovazione", è il progetto del segretario dei sub-comuni in cui è stata divisa la Grande San Paolo, Andrea Matarazzo, erede della più poderosa famiglia industriale italiana nell'epoca d'oro paulista, negli anni 30-50 del secolo scorso. Tra i progetti già approvati vi sono quelli dei palazzi della Microsoft e dell'Ibm. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

