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Brasile chiude con 24 condanne il sipario su "mensalao"
Redazione
12 anni fa

Nove anni dopo l'esplosione delle prime denunce, in Brasile si è ufficialmente abbassato il sipario sul processo "Mensalao", la tangentopoli verdeoro scoppiata nel 2005 durante il governo dell'ex capo di Stato Luiz Inacio Lula da Silva. Il Supremo tribunal federal ha infatti concluso l'iter delle sue decisioni, dopo 69 sessioni complessive durate quasi tre anni. Il bilancio è la condanna di 24 dei 37 imputati, tra politici, imprenditori e banchieri, coinvolti a vario titolo in quello che è stato definito lo scandalo di corruzione più clamoroso mai avvenuto nella storia repubblicana del gigante sudamericano. Si è trattato di un complesso sistema di mazzette mensili pagate all'opposizione dal Partito dos trabalhadores (Pt, di sinistra) per garantirsi i sì della Camera a favore dell'esecutivo dell'allora presidente Lula (2003-2010). Nel suo ultimo atto, ieri, la Corte suprema ha intanto assolto l'ex deputato Joao Paulo Cunha dall'accusa di riciclaggio di denaro. Nella sua sentenza finale, il Stf ha riconosciuto l'esistenza di uno schema di compravendita di voti dei deputati, architettata nel corso del primo mandato dell'ex presidente-operaio, ma ha respinto l'accusa di associazione per delinquere a carico di altri condannati. Oltre a vedersi ridurre le pene, molti politici di spicco incriminati (tra cui l'ex braccio destro di Lula, José Dirceu, e l'ex presidente del Pt, José Genoino) potranno lasciare il carcere prima del previsto. Ciò nonostante, parecchi analisti concordano nel ritenere che il "Mensalao" debba servire come esempio, e non essere trattato come un caso isolato.

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