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Estero
Boston: attentatore, solo io e mio fratello, lui la mente
Redazione
13 anni fa

"Non ci sono gruppi stranieri dietro l'attentato di Boston. Abbiamo fatto tutto io e mio fratello: lui era la mente". Sono le prime rivelazioni di Dzhokhar Tsarnaev, il diciannovenne ceceno arrestato dopo l'imponente caccia all'uomo scattata per le bombe alla maratona di lunedì scorso. Bombe che hanno ucciso tre persone, ferendone oltre 200. Il presunto terrorista è sempre in ospedale, ma le sue condizioni migliorano. Ferito alla gola, non è ancora in grado di parlare. Allora - dal letto dove viene tenuto intubato e sedato dai medici - continua a rispondere agli investigatori con cenni del capo e per iscritto, su un quaderno. E comincia a dire la sua verità: "È stato mio fratello a pianificare l'attentato. Sosteneva che l'Islam fosse sotto attacco e che i jihadisti avessero il dovere di reagire, attaccando a loro volta". Ma perchè Boston?, gli chiedono i funzionati di Fbi e Cia che l'interrogano: "Per punire l'America per le sue guerre. Quella in Iraq, quella in Afghanistan", scrive Dzhokhar. Gli inquirenti prendono accuratamente nota. E al momento - rivelano fonti investigative - anche loro tendono ad escludere un coinvolgimento dall'estero nell'attentato. Ma la parola d'ordine è 'cautela'. Le affermazioni del giovane vanno verificate. Mentre si cerca di scandagliare il più possibile la vita dell'altro attentatore, Tamerlan Tsarnaev, 26 annni, rimasto ucciso nel conflitto a fuoco con la polizia. Si cerca di andare a fondo su quel viaggio di sei mesi che fece in Cecenia e Daghestan nel 2012. Con i servizi russi che avrebbero già allora informato l'Fbi sulle frequentazioni sospette del giovane con almeno un militante islamico. Di questo e di altre potenziali 'falle' nel sistema investigativo gli agenti federali dovranno rispondere davanti al Congresso, che vuole vederci chiaro: vuole sapere se ci siano state sottovalutazioni, informative trascurate. Nel frattempo - mentre si scopre che uno dei due fratelli aveva comprato nel New Hampshire prima dell'attentato due grandi scatoloni di fuochi d'artificio - viene messa sotto torchio la vedova di Tamerlan, una ragazza americana convertita all'Islam, che - si è scoperto - avrebbe incontrato il marito dopo l'attentato e poco prima la sparatoria in cui l'uomo è morto. La donna afferma di non essere in alcun modo coinvolta nelle bombe alla maratona, ma starebbe collaborando con le autorità a caccia di ogni dettaglio. Boston intanto cerca di tornare alla normalità, ma piange la più piccola delle vittime delle bombe, Martin, 8 anni, di cui si sono svolti i funerali. E il sindaco, Thomas Menino, annuncia la creazione di un fondo di beneficienza da 20 milioni di dollari, alimentato da donazioni giunte da mezzo mondo e da destinare entro fine giugno alle famiglie delle vittime. Nello stesso tempo - mentre nelle redazioni di tutto il mondo per alcuni secondi si crea nuovo panico per un falso tweet dell'Ap che parla di due esplosioni alla Casa Bianca con Barack Obama ferito - in Canada compaiono in tribunale i due presunti terroristi arrestati e sospettati di pianificare un ulteriore attentato ferroviario sulla linea Toronto-New York, con l'appoggio di elementi di al Qaida in Iran. I due non hanno cittadinanza canadese: quel che si sa è che sono arabi. Vivono uno a Toronto e uno - senza fissa dimora - a Montreal. Li hanno presi mentre il loro piano era già scattato, con i primi sopralluoghi sulla rete ferroviaria nella zona di Toronto. Lì dove volevano far deragliare il treno facendo una strage. Dal canto suo Teheran nega ogni coinvolgimento con la vicenda: "Il pensiero di gruppi estremisti, specialmente quelli di al Qaida, non è né politicamente né teologicamente compatibile con l'Iran", ha tagliato corto il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehmanparast. "Al Qaida - ribadisce anche la missione iraniana all'Onu - non ha alcuna possibilità di svolgere attività in Iran o di condurre operazioni all'estero dal territorio iraniano. Quindi respingiamo con forza e categoricamente ogni collegamento con questa storia".

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