
I giudici del Tribunale di Sarajevo hanno ordinato, a causa di vizi procedurali, la sospensione della pena e la rimessa in libertà di dieci persone condannate in precedenza a lunghe pene detentive, da 14 a 33 anni, per genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità perpetrati durante la guerra in Bosnia (1992-93). Lo hanno reso noto i media. I giudici hanno così rispettato la sentenza della Corte costituzionale che ha annullato le condanne e ordinato al Tribunale, in conformità a un analogo verdetto della Corte per i diritti umani di Strasburgo, di applicare il codice penale ex jugoslavo, in vigore all'epoca del crimine - più favorevole agli imputati - e non quello bosniaco adottato nel 2003. Quest'ultimo prevede pene fino a 45 anni di carcere, mentre il precedente prevedeva la massima pena detentiva, oltre a quella capitale, di 20 anni di reclusione. Sono state rilasciate sei persone condannate per il genocidio di Srebrenica: Slobodan Jakovljevic, condannato a 28 anni, Aleksandar Radovanovic a 32, Branislav Medan a 28, Brane Dzinic 32, Milenko Trifunovic 33 e Petar Mitrovic a 28 anni di carcere. Rimessi in libertà anche tre condannati per crimini di guerra nell'area di Jajce, Milorad Savic, Mirko Pekez e il suo omonimo Mirko Pekez, condannati rispettivamente a 21, 14 e 29 anni di reclusione, e anche Nikola Andrun, condannato a 18 anni per crimini di guerra commessi nel lager di Gabela, presso Capljina. Le vittime, in particolare le madri di Srebrenica, hanno accolto molto negativamente la decisione dei giudici.
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