
Evo Morales non sospenderà lo sciopero della fame iniziato ieri, misura con la quale punta all'approvazione da parte del parlamento di La Paz di una controversa legge elettorale, fondamentale affinché la Bolivia possa andare al voto in dicembre: lo ha sottolineato lo stesso presidente, che ha ricevuto la stampa masticando, di tanto in tanto, foglie di coca per combattere lo stimolo della fame. Nel tracciare un bilancio della sua prima notte di digiuno, e facendo notare che quando era leader sindacale fece uno sciopero della fame che durò 19 giorni, Morales ha ricevuto un gruppo di cronisti nel Palacio Quemado (sede della presidenza) dove, tra materassi, coperte e caffè, sta portando avanti lo sciopero della fame. Ad accompagnarlo ci sono una ventina di leader sindacali e contadini, con alcuni dei quali durante la notte il capo dello stato ha giocato a scacchi per far passare le ore. In tutto il paese, ha precisato il governo, sono circa un migliaio i boliviani che hanno deciso di seguire il presidente nel digiuno. Al centro dei contrasti tra Morales e l'opposizione c'è la questione dei registri elettorali: il presidente non vuole toccarli, mentre gli oppositori ne chiedono l'aggiornamento, e ritengono che, se approvata, la legge in discussione potrebbe favorire la rielezione del presidente, leader del Movimento al socialismo (Mas). Anche se una commissione parlamentare ha già approvato una trentina di articoli del progetto di legge, per ora i lavori al 'Congreso' sono bloccati: i parlamentari dell'opposizione hanno infatti fatto sapere che non torneranno in aula finché non sarà garantita la loro sicurezza, denunciando una serie di aggressioni organizzate ieri da parte di uomini - hanno precisato - controllati dal governo. Pur non avendo confermato la propria candidatura, Morales pare favorito per un secondo mandato al Quemado, se prima del voto fissato per il 6 dicembre, sarà stata approvata la contestata legge elettorale. ATS
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