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Estero
BoJo arranca sui profughi tra critiche
Redazione
4 anni fa

Londra mostra un forte impegno su vari “fronti” per sostenere l’Ucraina invasa dalle truppe russe di Vladimir Putin ma su quello dei rifugiati continua ad arrancare. Anche oggi il governo britannico, accusato da più parti per la sua lentezza burocratica a fronte di un’emergenza umanitaria drammatica, ha ribadito la promessa di velocizzare l’iter del proprio programma di accoglienza. E vengono perfino chiamati i militari per collaborare coi funzionari dell’Home Office, incaricato di valutare le oltre 17 mila richieste giunte nei giorni scorsi da profughi che cercano di raggiungere i loro familiari residenti nel Regno Unito. Ieri il numero di visti concessi era arrivato a 300, e si continua a restare anche oggi nell’ordine delle centinaia, dati troppo bassi rispetto alle migliaia di rifugiati già accolti dagli altri Paesi, fra cui la vicina Irlanda. Le opposizioni, insieme a diversi deputati della maggioranza, continuano a muovere critiche e accuse contro l’esecutivo conservatore guidato da Boris Johnson affermando che poco è stato fatto rispetto alle promesse di “aprire le porte”. Si punta il dito soprattutto contro la decisione di seguire il regime dei visti, per la necessità di fare una serie di controlli su chi entra nel Regno, mentre altri Paesi non li richiedono (come ha scelto di fare il governo di Dublino). La situazione più urgente è quella riguardante le circa 600 persone in attesa a Calais, alle quali era stato detto di andare a Parigi o a Bruxelles per ottenere i visti presso i consolati. “Dobbiamo fare molto di più per quelle persone e lo faremo”, ha detto il ministro della Difesa, Ben Wallace. In merito è intervenuta anche la titolare degli Esteri, Liz Truss, annunciando la creazione di uno sportello consolare volante a Lille per il rilascio dei visti e se ne prepara un altro sempre nel nord della Francia. Anche questo tema, oltre all’invio di armi all’Ucraina e a nuove sanzioni anti-russe, è al centro dei colloqui a Londra tra il premier Johnson e i leader dei quattro Paesi del gruppo di Visegrad (V4), formato da Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, particolarmente esposti alla crisi umanitaria in corso.

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