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Estero
Birmania: un anno da ciclone Nargis, Swissaid promuove microcredito
Redazione
17 anni fa

La comunità buddista di Annawa, nella periferia della capitale birmana Rangoon, beneficia dal 2006 di un sistema di microcredito, instaurato in cooperazione con l'organizzazione Swissaid. A causa del ciclone Nargis, di cui oggi ricorre il primo anniversario, i membri della comunità, in maggioranza pescatori, faticano a rimborsare i prestiti. "Il ciclone ha distrutto le nostre case, le nostre barche e le nostre reti da pesca. Dopo Nargis tutto è cambiato: da allora cerchiamo di sopravvivere giorno per giorno grazie agli aiuti umanitari", spiega un membro del comitato della comunità di Annawa, riunita al completo attorno al monaco buddista Wih Si Ya nel monastero situato sulle rive del fiume Yangon. Durante una calda mattinata primaverile, la comunità accoglie una delegazione dell'organizzazione di cooperazione internazionale Swissaid, attiva in Birmania dal 1991 e venuta a informarsi sul funzionamento dei suoi microcrediti un anno dopo il devastante ciclone. La catastrofe ha provocato oltre 138'000 morti e colpito 2,4 milioni di persone. "Siamo confrontati con un'assenza di capitali. Molti di noi non riescono più a rimborsare i prestiti", prosegue l'interlocutore. "Prima di Nargis, questo problema non c'era", aggiunge. Nel complesso sono una trentina i membri della comunità che hanno beneficiato dei microcrediti, pari mediamente a circa 23 franchi con un tasso d'interesse mensile del 5%. In tal modo numerosi pescatori hanno potuto ricomprarsi le reti da pesca e intraprendere svariate altre attività. "Grazie a tale somma i miei bambini hanno potuto continuare ad andare a scuola", racconta un pescatore, vestito, come la maggioranza degli uomini del paese, col tradizionale "longhi", una sorta di lunga gonna. "Io ha acquistato un trishaw (un triciclo) per uno dei miei figli affinché potesse proseguire a trasportare merci". Coi suoi guadagni mi ha poi pagato l'operazione agli occhi di cui avevo tanto bisogno", testimonia un'anziana signora. "È stato anche creato un fondo che finanzia le tasse scolastiche di dieci allievi", osserva il monaco Wih Si Ya. Prima del ciclone Nargis, la vendita di prodotti legati alla pesca permetteva alla piccola comunità di vivere normalmente. Ma adesso per rimettersi in moto necessita un capitale di circa 570 franchi: "una somma che non abbiamo", deplora un contabile del comitato. Le difficoltà per i membri della comunità intanto si susseguono: oltre ai danni materiali e all'inflazione, da un po' di tempo alcune società cercano di espropriare le lore case e le loro terre in prossimità del monastero, per sostituirle con coltivazioni di riso. "Non abbiamo certificati di proprietà. Siamo quindi obbligati ad obbedire e ad affittare altre abitazioni vicino al fiume", affermano i membri della comunità. Ciò ha demoralizzato una parte dei beneficiari dei microcrediti: "alcuni non venivano più alla riunione mensile del comitato perché si vergognavano di non poter più pagare". Ultimamente sono cambiate diverse cose e il gruppo attuale "può e vuole sopravvivere nonostante le difficoltà". Ma per riorganizzarsi ci vorrà tempo, afferma il monaco Wih Si Ya. ATS

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