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Estero
Birmania: Suu Kyi; senatore USA apre dialogo con militari
Redazione
17 anni fa

Con la sua impresa ha condannato Aung San Suu Kyi ad altri 18 mesi in detenzione e sé stesso a sette anni di lavori forzati. Ma a neanche una settimana dal verdetto, e mentre la leader dell'opposizione rimane agli arresti domiciliari, John Yettaw è ora un uomo libero. Il mormone americano, la cui nuotata fino alla residenza del Premio Nobel per la Pace 1991 è stata sfruttata dalla giunta militare birmana per escludere la "Signora" dalle elezioni del prossimo anno, ha potuto lasciare oggi il Paese assieme al senatore democratico Jim Webb, la cui missione di tre giorni in Birmania ha confermato il cambio di approccio degli Stati Uniti verso il regime. I due americani sono arrivati oggi pomeriggio a Bangkok con un volo militare. Prima di essere condotto all'ambasciata statunitense, Yettaw - tecnicamente "espulso" dalle autorità birmane - ha salutato i giornalisti con gesti che esprimevano riconoscenza, ma senza rispondere alle domande. In precedenza, pur sostenendo di non credere che sia "un uomo animato da cattive intenzioni", Webb aveva definito "deplorevole" il gesto con cui Yettaw, 54 anni, aveva "causato un torto" a Suu Kyi, aggiungendo di non aver offerto niente al regime in cambio del suo rilascio. Webb, che guida la Commissione del Senato sulle relazioni con l'Asia-Pacifico, ha ottenuto la liberazione del connazionale dopo aver incontrato ieri il generale Than Shwe, nel primo faccia a faccia tra il leader della giunta e un funzionario americano. Nel colloquio il senatore ha reiterato la richiesta di rilasciare Suu Kyi, 64 anni di cui 14 degli ultimi 20 passati in detenzione, e ora rispedita agli arresti domiciliari per aver ospitato Yettaw. Dopo aver discusso con alcuni esponenti della Lega nazionale per la democrazia (Nld) - il partito di Suu Kyi - Webb ha potuto intrattenersi per 45 minuti con l'icona della dissidenza, un'opportunità che a inizio luglio era stata negata al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. I risultati ottenuti dalla missione lasciano però perplessi i sostenitori di Suu Kyi. Il rilascio di Yettaw, mentre Suu Kyi e le sue due domestiche rimangono prigioniere, "produrrà sicuramente un'impressione negativa tra la popolazione birmana. Penseranno che gli americani non hanno problemi a soddisfare i dittatori, pur di riprendersi i propri cittadini", ha affermato Aung Din, un dissidente del gruppo U.S. Campaign for Burma. La visita di Webb, ufficialmente intrapresa per iniziativa del senatore e non su mandato dell'amministrazione Obama, sottolinea in ogni caso il parziale ripensamento degli Stati Uniti sulla questione birmana. Sebbene Washington abbia recentemente rinnovato le sanzioni economiche nei confronti del regime, da mesi tra i politici americani sta emergendo la consapevolezza - espressa da Webb così come dal segretario di Stato, Hillary Clinton - che tali misure si siano rivelate inefficaci, con i generali saldi in sella e lasciati sotto la sfera di influenza della Cina. Lo scorso luglio, durante un vertice dei Paesi del sud-est asiatico in Thailandia, l'ex first lady aveva evocato la possibilità di permettere investimenti americani in Birmania, nel caso la giunta liberasse Suu Kyi, dando il via a un processo di riconciliazione nazionale. Una linea confermata oggi dalle parole di Webb. "Credo da tempo che se alcuni ostacoli fossero rimossi, ci sarebbe una naturale amicizia tra gli Stati Uniti e la popolazione di questo Paese. E' per questo che sono venuto in Birmania, e continuerò a lavorare per giungere a questa soluzione", ha dichiarato il senatore. La carta del dialogo scelta dagli Stati Uniti contrasta con l'approccio dell'Unione Europea, che pochi giorni fa ha esteso le sanzioni già esistenti ai quattro giudici che hanno condannato Suu Kyi. Un atteggiamento, lamentano diversi osservatori, che rischia di rendere sempre più marginale il peso geopolitico di Bruxelles e dei singoli Paesi membri nell'area. ATS

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