
E' iniziato nel tribunale della prigione di Insein, a nord di Rangoon, il processo contro la leader dell'opposizione democratica birmana Aung San Suu Kyi, accusata di aver violato gli obblighi degli arresti domiciliari lasciando entrare in casa sua un presunto attivista americano. Le misure di sicurezza attorno al penitenziario sono state visibilmente rafforzate sin dalle prime ore del mattino e agli ambasciatori europei, tra i quali quello italiano, non è stato consentito l'ingresso. Quanto agli ambasciatori europei a Rangoon, in particolare quelli di Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania, un diplomatico ha detto all'Afp che "si sono recati al carcere di Insein, ma non sono stati lasciati passare e sono stati costretti a fare marcia indietro", ricordando che "in uno stato di diritto le udienze giudiziarie sono pubbliche". Attorno al carcere dove si tiene il processo ad Aung San Suu Kyi le forze di sicurezza hanno eretto transenne, barriere e filo spinato, mentre a circa 300 metri di distanza si sono radunate alcune decine di simpatizzanti della leader dissidente. Fra loro e il carcere vi è un ingente schieramento di forze di sicurezza. San Suu Kyi, che rischia fino a cinque anni in cella per aver violato le condizioni degli arresti domiciliari consentendo, secondo l'accusa, l'intrusione a nuoto nella sua villa il 3 maggio del mormone americano John William Yettaw, ieri ha espresso l'intenzione di dichiararsi innocente, secondo quanto detto da uno dei suoi avvocati. Quest'ultimo ha anche rivelato che sono migliorate le condizioni di salute della leader dell' opposizione. ATS
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