
È in carcere da stamane la leader storica dell'opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, accusata dalle autorità di aver violato le condizioni dei suoi arresti domiciliari dopo la misteriosa intrusione di un americano nella sua abitazione alcuni giorni fa. La Nobel per la Pace, 63 anni, che ha trascorso agli arresti circa 13 degli ultimi 19 anni, è stata tradotta oggi dalla sua villa di Rangoon al carcere di Insein, a nord della città, dov'è comparsa davanti ai giudici che l'hanno formalmente incriminata e stabilito che il suo processo inizierà lunedì prossimo. Almeno fino ad allora dovrà restare in carcere. Ora rischia ora fino a cinque anni di carcere, mentre i termini degli arresti domiciliari, a cui è sottoposta dal 2003, sarebbero scaduti il prossimo 27 maggio. Con lei sono stati incriminati anche due suoi collaboratori domestici. L'americano, John William Yeattaw, 53 anni, che dieci giorni fa si introdusse furtivamente nella villa della dissidente dopo aver attraversato a nuoto il lago che la circonda, rimanendo nascosto nella residenza per due giorni, è stato a sua volta incriminato per violazione delle regole sull'immigrazione e della legge sulla sicurezza. L'avvocato di Aung San Suu Kyi ha definito l'uomo un "imbecille", aggiungendo che è lui il responsabile del nuovo arresto e dell'incriminazione della leader dissidente. Nei giorni scorsi il legale aveva definito l'intruso "un avventuriero" che aveva agito "di sua propria iniziativa". ATS
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