
In sole 24 ore la magistratura birmana ha risposto alle richieste dei legali della dissidente Aung San Suu Kyi accettando di esaminare l'appello della leader dell'opposizione, presentato ieri, contro la condanna dell'11 agosto scorso a 18 mesi di arresti domiciliari per violazione delle norme di detenzione. Accettare di esaminare l'appello è un fatto che non necessariamente fa intravedere un cambiamento di rotta da parte della Giunta militare al potere in Birmania, la stessa che da oltre vent'anni costringe Aung San Suu Kyi agli arresti domiciliari: quanto comunicato dalla magistratura vuol dire che al momento le parti possono presentare le proprie motivazioni. "La corte ha accettato di esaminare l'appello - ha detto il principale avvocato della leader politica -. Le due parti, il governo e noi, dovranno presentare le proprie argomentazioni il 18 settembre alle 10". L'appello riguarda la condanna emessa l'11 agosto scorso, a tre anni di lavori forzati per Aung San Suu Kyi per aver ospitato nella sua residenza il pacifista statunitense, John Yettaw arrivato a nuoto dal lago dove si affaccia l'abitazione. La pena è stata poi ridotta a 18 mesi di arresti domiciliari. L'americano è stato condannato a sette anni di carcere, ma poi rimpatriato. La decisione del tribunale aveva provocato la dura reazione della comunità internazionale con una condanna corale al tentativo della giunta di tenere ancora una volta fuori gioco la dissidente, in vista delle elezioni generali nel Paese previste per il 2010. Nell' appello, i legali della Suu Kyi si concentrano sul ruolo del cittadino americano che ha raggiunto a nuoto la residenza di Suu Kyi: sarebbe Yattaw l'unico responsabile della vicenda. ATS
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