
La leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi è stata condannata oggi ad altri 18 mesi di arresti domiciliari per aver violato le regole della sua detenzione, ospitando brevemente un americano che a inizio maggio aveva raggiunto a nuoto la sua residenza a Rangoon. La sentenza, giunta al termine di un processo durato quasi tre mesi, esclude di fatto il premio Nobel per la Pace dalle elezioni in programma il prossimo anno nel Paese, confermando i diffusi sospetti che il regime abbia sfruttato un pretesto per eliminare il suo principale avversario politico. La giuria aveva inizialmente condannato Suu Kyi, 64 anni e prigioniera per 14 degli ultimi 20, a tre anni di reclusione in carcere, assieme alle sue due domestiche. Tuttavia, la pena per tutte e tre le donne è stata dimezzata e commutata in arresti domiciliari dal leader della giunta, generale Than Shwe: la decisione, letta in aula dal ministro dell'Interno Muang Oo dopo il verdetto, è stata presa per "mantenere la pace e la tranquillità" e perché Suu Kyi è figlia del generale Aung San, eroe della guerra d'indipendenza. L'icona della dissidenza birmana è già stata riportata nella sua residenza di University Avenue a Rangoon. John Yettaw, il mormone americano che aveva sostenuto di essere stato mandato da Dio ad avvertire Suu Kyi del pericolo di essere assassinata, è stato invece condannato a sette anni di carcere, di cui quattro ai lavori forzati. L'uomo, che soffre di diabete e crisi epilettiche, era stato ricoverato la settimana scorsa in ospedale, è stato riportato in cella solo nella tarda serata di ieri. La condanna di Suu Kyi giunge dopo ripetuti appelli della comunità internazionale per la sua liberazione. L'Unione Europea, in un comunicato della presidenza di turno svedese, ha già prospettato "sanzioni supplementari" verso il regime. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha definito il verdetto "brutale e ingiusto", mentre il premier britannico Gordon Brown si è detto "rattristato" e "in collera". ATS
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