
Una donna di 50 anni è stata uccisa oggi dalla polizia birmana durante una protesta contro la miniera di rame di Letpadaung, un controverso progetto nel nord nel Paese che già nel 2012 aveva portato a manifestazioni represse nel sangue dalle forze dell'ordine. Lo riferisce il sito di informazione Irrawaddy. La vittima faceva parte di un gruppo di circa 60 residenti che stavano cercando di ostruire l'accesso a dei lavoratori impegnati nei lavori di recinzione attorno a terreni agricoli rivendicati dagli abitanti della zona. Le forze dell'ordine avrebbero aperto il fuoco dopo il lancio di pietre da parte dei manifestanti, ferendo anche una decina di persone. L'impianto di Letpadaung, una joint venture tra l'esercito birmano e la Cina, aveva già attirato l'ira di residenti e attivisti nel 2012, essendo percepito come un simbolo dei soprusi delle autorità senza vantaggi per la popolazione anche nella "nuova Birmania" frutto delle aperture democratiche del presidente Thein Sein. Nel novembre 2012 l'accampamento dei manifestanti era stato attaccato brutalmente dalle forze di sicurezza, anche con l'uso di bombe incendiarie, che causarono il ferimento di decine di persone tra cui dei monaci buddisti. Il progetto di Letpadaung era stato in seguito difeso anche dalla leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, che in una visita nella zona era stata pesantemente contestata dai residenti per la sua posizione.
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