
È unanime la condanna della Comunità internazionale dopo l'arresto oggi della leader dell'opposizione birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, si è detto "gravemente preoccupato" e ha sottolineato, per bocca della portavoce Marie Okabe, che Suu Kyi è "una partner essenziale nel dialogo per la riconciliazione nazionale del Paese". Un processo che la giunta militare birmana non deve "minare". Sulla stessa lunghezza d'onda la reazione dell'Unione europea: la presidenza di turno ceca ha chiesto l'immediata liberazione della Nobel per la pace e ha condannato anche gli altri arresti compiuti dalle autorità birmane che hanno portato in carcere esponenti della Lega nazionale per la democrazia (Lnd) e loro familiari. Secondo l'inviato speciale dell'Ue per la Birmania, Piero Fassino, non c'é "nessuna giustificazione" per gli arresti domiciliari, né tanto meno "per un nuovo arresto". Gli Stati Uniti hanno chiesto alla giunta militare la liberazione "immediata" della leader dell'opposizione: "Non dovrebbe essere agli arresti domiciliari, e ancor meno in prigione", ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato, Ian Kelly, insistendo sul fatto che Suu Kyi deve essere "liberata immediatamente", e preannunciando che sulla vicenda interverrà con forza, forse già nelle prossime ore, anche il segretario di Stato Hillary Clinton. Il premier britannico, Gordon Brown, si è detto "profondamente turbato per il fatto che Suu Kyi possa essere incolpata per aver infranto la detenzione. Il regime birmano ha chiaramente l'intenzione di trovare qualsiasi pretesto per estendere la sua detenzione illegale". Preoccupata anche l'amministrazione statunitense: "Abbiamo delle informazioni certamente inquietanti se fossero vere", ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, Ian Kelly, sottolineando che il capo della diplomazia americana, Hillary Clinton ha chiesto alla giunta militare "le più ampie informazioni" sul caso. In Europa, è l'Italia a far sentire più alte le proteste: l'ambasciatore birmano a Roma è stato convocato dal ministero degli Esteri "per una protesta ufficiale". Parigi ha condannato "con la più grande fermezza" l'arresto del Premio Nobel per la pace, come ha sottolineato il ministro degli Esteri Bernard Kouchner: "La decisione è ancor più inaccettabile se si considerano le sue condizioni di salute". La Norvegia chiede la "liberazione immediata" di Suu Kyi e "di tutti gli altri prigionieri politici", ha tuonato il ministro degli Esteri, Jonas Gahr Stoere. L'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo, infine, si dice "indignata" per l'arresto, e chiede che "la comunità internazionale si attivi al più presto anche perché San Suu Kyi è malata e potrebbe non sopportare una detenzione in carcere". ATS
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