
Protetto da un imponente schieramento di forze dell'ordine e in un'atmosfera di totale segretezza, è iniziato oggi a Rangoon il processo contro l'icona della dissidenza birmana Aung San Suu Kyi, accusata di violazione delle condizioni dei suoi arresti domiciliari in seguito all'intrusione di un mormone americano due settimane fa. La prima udienza nella corte speciale del carcere di Insein è servita in sostanza solo a dare il via al procedimento. Prima dell'aggiornamento a domattina, la corte ha però respinto la richiesta della difesa di aprire i lavori al pubblico. I procuratori hanno inoltre avuto tempo di presentare il primo dei 22 testimoni a sostegno dell'accusa, un colonnello della polizia che ha avvistato John William Yettaw all'alba del 6 maggio nel lago Inya, di ritorno dalla residenza del premio Nobel per la Pace. Secondo il rapporto, l'imputata avrebbe parlato e offerto cibo all'inatteso ospite, fermatosi due notti. Aung San Suu Kyi, che ha 63 anni e ha passato 13 degli ultimi 20 da prigioniera in casa, non avrà occasione di parlare finché le deposizioni di tutti i testimoni dell'accusa non saranno completate. Ma i legali della leader del Nld (Lega nazionale per la democrazia) e delle due domestiche, incriminate con le stesse accuse, professano ottimismo: "Se le cose andranno secondo la legge, vinceremo sicuramente il caso", ha dichiarato uno di loro, Nyan Win, prevedendo che il processo possa durare tre mesi. ATS
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