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Estero
Birmania: ancora violenze settarie nell'ovest, 25 morti
Redazione
14 anni fa

È salito ad almeno 25 il bilancio delle vittime delle violenze settarie negli ultimi cinque giorni nell'ovest della Birmania, dove il terzo giorno sotto lo stato di emergenza sembra aver portato una diminuzione ma non la cessazione degli scontri tra buddisti e musulmani di etnia Rohingya. A Sittwe, il capoluogo dello stato di Rakhine (al confine con il Bangladesh), ancora oggi si segnalano abitazioni in fiamme, e sporadici scontri tra rivoltosi e forze dell'ordine. Dopo la parziale evacuazione del personale dell'Onu ieri, oggi anche l'organizzazione Medici Senza Frontiere (Msf) ha annunciato il ritiro del suo staff per ragioni di sicurezza. Data la chiusura della zona ai giornalisti stranieri, e l'evidente posizione anti-Rohingya dei siti di informazione birmani, un resoconto obiettivo delle violenze e delle responsabilità manca, e si teme che le vittime siano ben più di quelle riportate. Mentre sui social network i birmani danno in blocco la colpa di ogni scontro alla "aggressione dei terroristi Rohingya", gli attivisti della minoranza musulmana di origine mista bengalese-araba segnalano decine di morti in numerosi casi di rappresaglia dei buddisti locali, spesso con la connivenza delle forze dell'ordine. La gestione della crisi da parte del presidente birmano Thein Sein è intanto sempre più criticata dalla comunità internazionale. Human Rights Watch ha chiesto oggi l'invio di "osservatori internazionali indipendenti", lamentando "la spirale incontrollabile delle violenze sotto gli occhi del governo". L'Onu, che considera i Rohingya una delle minoranze più discriminate al mondo, ha esortato inoltre il Bangladesh ad accogliere i profughi in fuga dalle violenze, al contrario di quanto fatto ieri, quando 500 Rohingya sono stati respinti alla frontiera. ATS

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