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Estero
Birmania: ambasciatore a processo Suu Kyi, è combattiva
Redazione
17 anni fa

Dimostrando di non essere del tutto sorda alle pressioni internazionali, la giunta militare birmana ha aperto oggi le porte del processo contro Aung San Suu Kyi a dieci giornalisti e 30 ambasciatori stranieri, tra cui quello italiano. La leader dell'opposizione, accusata di aver violato le regole degli arresti domiciliari in seguito all'intrusione dell'americano John William Yettaw nella sua residenza, è apparsa in buona salute e ha ringraziato i presenti, aggiungendo di sperare di "incontrarli di nuovo in giorni migliori". Vestita con una tradizionale gonna birmana rosa e rossa, Suu Kyi "ha seguito con attenzione lo svolgimento dei lavori in aula, dando l'impressione di non aver perso la voglia di lottare", ha dichiarato all'ANSA l'ambasciatore Giuseppe Cinti. "Sono rimasto colpito molto positivamente dalla figura di Suu Kyi, una signora molto raffinata ed elegante, con un carisma che emanava da tutti i pori", ha aggiunto il rappresentante diplomatico italiano. Successivamente, l'icona della dissidenza birmana ha potuto incontrare privatamente gli ambasciatori di Singapore, Russia e Thailandia, esprimendo la "speranza per una riconciliazione nazionale, se tutte le parti lo desiderano". Dal suo arresto di giovedì scorso, è la prima volta che al premio Nobel per la Pace viene concesso di rilasciare dichiarazioni pubbliche. In aula sono stati ammessi anche cinque giornalisti stranieri e cinque reporter birmani - presumibilmente vicini al regime. Le autorità non hanno spiegato il motivo della loro decisione, maturata dopo che i giudici avevano già respinto la richiesta della difesa di rendere pubbliche le udienze. Gli avvocati di Suu Kyi - i cui arresti domiciliari sarebbero dovuti scadere il 27 maggio - si sono detti moderatamente soddisfatti. "Vogliamo un tribunale aperto, ma questo lo è solo a metà", ha detto Kyi Win, uno dei legali. Il processo, iniziato lunedì, ha subito un'improvvisa accelerazione ieri, con l'interrogatorio di cinque testimoni dell'accusa; in totale, ne sono già stati sentiti otto dei 22 in programma. Secondo gli avvocati difensori, di questo passo si potrebbe arrivare a una sentenza entro due-tre settimane. Suu Kyi, 63 anni di cui 13 degli ultimi 20 da prigioniera in casa, rischia cinque anni di reclusione. Una condanna pregiudicherebbe la sua partecipazione alle elezioni del 2010, ragion per cui la giunta è accusata di star sfruttando un pretesto per sbarazzarsi della carismatica rivale. Alle condanne della comunità internazionale, che non accennano a fermarsi, si è aggiunta anche l'insolita presa di posizione dell'Asean (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico). Violando il tradizionale principio di non interferenza negli affari interni dei Paesi membri, l'organizzazione ha espresso ieri "grave preoccupazione" per il processo contro Suu Ky, aggiungendo che "l'onore e la credibilità" della Birmania sono a rischio. ATS

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