
Si chiama Amir Aziz, è un medico, ed è maggiore dell'esercito pachistano. Non si hanno sue notizie da oltre un mese ed è lui, secondo la stampa americana, l'informatore numero uno della Cia che ha permesso di organizzare il raid che ha provocato la morte di Osama bin Laden, all'inizio di maggio ad Abbottabad. Aziz, che per anni ha vissuto accanto alla proprietà del terrorista responsabile degli attacchi dell'11 Settembre, è uno degli almeno cinque misteriosi arresti effettuati in queste ultime settimane nel paese. Secondo il New York Times, che alla vicenda dà oggi ampio rilievo citando fonti americane, i servizi segreti militari del Pakistan (Isi) hanno infatti arrestato cinque collaboratori pachistani della Cia, che avevano passato all'Agenzia informazioni nei mesi precedenti al raid in cui è stato ucciso Osama bin Laden. Secondo il Washington Post, che cita fonti pachistane, gli arresti potrebbero essere addirittura 35 o 40. Era stato in particolare il maggiore Aziz ad aver copiato, nelle settimane precedenti il blitz, la targa delle auto che si recavano nel complesso residenziale dove viveva il capo di Al Qaida ad Abbottabad. La notizia del New York Times è però stata seccamente smentita con un comunicato ufficiale dall'esercito pachistano, aggiungendo nuova benzina sulle polemiche sviluppatesi fra Washington ed Islamabad dopo il blitz che porta alla cattura e all'uccisione del capo di Al Qaida. Casa Bianca e Dipartimento di Stato minimizzano le frizioni tra Washington ed Islamabad, pur riconoscendo che i problemi ci sono, e sono seri. Mark Toner, il portavoce del segretario di Stato Usa Hillary Clinton, parla di "relazioni forti" nonostante "le difficoltà " che ogni tanto si manifestano. Poco dopo gli ha fatto eco il portavoce della Casa Bianca Jay Carney. "Continuiamo a lavorare con i pachistani - spiega Carney - ma a volte abbiamo qualche problema da risolvere". ATS
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