
"Soddisfazione" dallo Yemen, "sollievo" dall'Iraq, "speranza per lotta al terrorismo" dall'Arabia Saudita, "un crimine degli Usa" per Hamas: sono poche finora le capitali arabe che hanno commentato la morte dello sheikh del terrore, Osama bin Laden. Diversi osservatori della regione hanno però sottolineato il "tempismo perfetto" della sua uscita di scena, in un momento in cui Al Qaida, sulla scia delle rivolte arabe, è sostanzialmente "emarginata". "Ci sono voluti dieci anni, ma il momento dell'uccisione di Bin Laden non poteva essere migliore", ha scritto un commentatore per l'emittente tv Al Arabiya", sostenendo che con l'internazionale del terrore "emarginata dall'ondata di proteste antigovernative in Medio Oriente e Nord Africa", il rischio che il suo "martirio" possa "ispirare jihadisti in tutto il mondo" è "sostanzialmente diminuito". Al Jazira pubblica un commento in cui si afferma che nel mondo arabo, "Bin Laden è già stato reso irrilevante dalla Primavera Araba, che ha sottolineato come i popoli vogliano raggiungere il potere con mezzi pacifici". A Teheran un portavoce del ministero degli esteri ha affermato che la morte di Osama bin Laden "toglie agli Stati Uniti e ai loro alleati ogni scusa per dispiegare forze in Medio Oriente sotto il pretesto della lotta al terrorismo". A Gaza il capo del governo di fatto di Hamas, Ismail Haniyeh, ha condannato come un crimine degli Usa l'uccisione di Osama Bin Laden, sostenendo che si tratta di "un assassinio" e di una vicenda che mostra "la prosecuzione della politica degli Stati Uniti basata sull'oppressione e sul versamento del sangue di musulmani e di arabi". Il segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, ha però voluto mettere in chiaro che l'atteggiamento "collegiale" del mondo arabo "è chiaro": "non siamo mai stati partigiani di Al Qaida e nemmeno di qualsiasi forma di violenza, in particolare contro i civili". ATS
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