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Estero
Biden dispiega truppe Usa in Europa orientale
Keystone-ats
5 anni fa
USA tengono alta la pressione su Vladimir Putin per tentare di scongiurare un'invasione russa dell'Ucraina

Il presidente americano ha annunciato l'invio a breve di truppe nell'Europa orientale, per rafforzare il fronte Nato. La misura arriva in una fase in cui, nonostante i contatti diplomatici a tutto campo, la crisi intorno all'ex repubblica sovietica è ancora tutta da disinnescare.

La linea statunitense
La linea americana sull’Ucraina, pur lasciando aperto il canale del dialogo, resta ancorata al principio della fermezza nei confronti di Mosca. Biden lo ha ribadito nei fatti, riferendo ai giornalisti americani la sua intenzione di dispiegare truppe “nel breve termine” a presidio e difesa degli alleati Nato nell’est europeo. Il contingente impiegato potrebbe arrivare fino a 8500 unità, che il Pentagono aveva messo in stato d'allerta nei giorni scorsi.

Dispiegamento di forze ed equipaggiamento internazionale
Washington sta già facendo arrivare armi all'Ucraina, così come il Regno Unito, che ha inviato missili anticarro e Kiev e personale militare per addestrare l'esercito ucraino ad utilizzarli. Mentre altri membri dell'Alleanza Atlantica, come Danimarca, Spagna, Francia e Paesi Bassi, hanno spedito caccia e navi da guerra nel Baltico e nel Mar Nero. Parigi, inoltre, ha reso noto che è pronta a schierare centinaia di soldati in Romania: un Paese che si trova geograficamente “nell’epicentro delle tensioni” tra Mosca e Kiev, e che quindi “deve essere rassicurato”, ha spiegato la ministra delle forze armate Florence Parly. “Siamo preparati al peggio”, ha sintetizzato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, secondo cui Mosca potrebbe avere in mente non solo un’invasione, ma anche altri tipi di aggressione, come operazioni sotto copertura, sabotaggi, colpi di Stato e attacchi informatici.

Lo spazio per la diplomazia
Sul fronte diplomatico si moltiplicano gli scambi tra le cancellerie e gli attori in campo per evitare una guerra che non vuole nessuno, sulla carta neanche i russi. Per gli americani il conflitto Mosca-Kiev “non è inevitabile” e “c’è ancora spazio per la diplomazia”, ha sottolineato il capo del Pentagono Lloyd Austin, in attesa di un nuovo confronto con i russi al Consiglio di sicurezza dell’Onu, lunedì, convocato su richiesta di Washington. Nei prossimi giorni sarà il turno di Boris Johnson, che parlerà con Putin chiedendogli di fare “un passo indietro” ed interrompere l’escalation, ha fatto sapere Downing Street. A Kiev martedì è atteso il premier polacco Mateusz Morawiecki, per portare un messaggio di vicinanza alle autorità ucraine. Il 7 e l'8 febbraio poi a Kiev arriveranno i ministri degli Esteri di Germania e Francia, Annalena Baerbock e Jean-Yves Le Drian, per rilanciare il dialogo nel formato Normandia.

Posizioni divergenti
Le linee del telefono restano insomma caldissime, ma lo stallo permane. Perché la Nato non vuole negare all'Ucraina la prospettiva di un futuro ingresso nell'Alleanza e Mosca vede questa possibilità come una minaccia alla propria sicurezza. A complicare il quadro è anche il fatto che tra gli occidentali il fronte non è granitico, perché gli europei hanno adottato un approccio più cauto rispetto agli americani. Un campione dell'isolazionismo come Donald Trump lo ha fatto pesare al suo successore Biden, affermando che la crisi ucraina è “un problema europeo” e gli Usa dovrebbero restarne fuori: “E’ difficile - secondo il tycoon - che la Germania riesca a spuntare un accordo vista la dipendenza energetica dalla Russia”.

L’incertezza del conflitto
In Ucraina l'attesa di un'eventuale escalation è vissuta con preoccupazione. Secondo un sondaggio, il 48% della popolazione considera possibile un'invasione russa ed alcuni media evocano il rischio di attacchi aerei sulla capitale. Tanto che molti cittadini stanno facendo scorte di beni di prima necessità. Ed è proprio questo clima di “instabilità“ a preoccupare maggiormente le autorità ucraine. Il presidente Volodymir Zelensky lo ha detto chiaramente, invitando l’Occidente (leggi Biden) a non alimentare il “panico”.

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