
Al momento Biden conduce con 253 “grandi elettori” assicurati contro i 213 di Trump. E se fosse certificato vincitore in tutti gli stati in cui è avanti, sarebbe nominato Presidente superando la soglia dei 270 voti. Donald Trump però non ci sta e vuole bloccare il voto ricorrendo a un arma che conosce bene: le cause in tribunale. La sua campagna infatti ha lanciato azioni legali in Pennsylvania, Michigan e Georgia, chiedendo lo stop della conta dei voti oltre che il riconteggio in Wisconsin.
Sotto attacco il voto per posta
La tesi del Presidente è semplice e la sta ripetendo da più di un mese: il voto via posta, che tende a favorire i democratici (più rispettosi delle norme contro il coronavirus), sarebbe stato “truccato” dall’opposizione, e non sarebbe dunque valido. Per questo il tycoon aveva già dichiarato la vittoria alle 8:30 (ora svizzera), di ieri, quando il conteggio era tutto tranne che terminato, ribadendo che il conteggio dei voti si sarebbe dovuto fermare e accusando i democratici di voler “rubare l’elezione”. Trump sembra dunque pronto a tutto per evitare la sconfitta, minacciando anche inoltre il ricorso alla Corte Suprema, quella che lui stesso ha blindato con la nomina di tre giudici conservatori.
Proteste dei sostenitori di Trump
Una tattica pericolosa che, come commentato da molti media americani, rischia di spaccare ulteriormente il Paese, diminuendo la credibilità delle istituzioni agli occhi dell’elettorato repubblicano e indebolendo la legittimità di Biden, qualora venisse eletto. Gli elettori di Trump infatti potrebbero continuare a rifarsi alla tesi dei brogli nei mesi e negli anni a venire. E gli effetti di questa tattica si stanno già vedendo sui sostenitori di Trump, che durante la notte si sono radunati in Arizona per chiedere lo stop del conteggio nella contea di Maricopa (una delle più importanti dello stato), al grido di “fake election!” (“elezione falsa”). Lo sceriffo della Contea ha dovuto schierare agenti in anti-sommossa per difendere il centro elettorale da possibili assalti.
Stessa situazione in Michigan, dove l’elettorato di Trump si è ritrovato per chiedere lo stop dei voti a Detroit:
Fake news
Un altro effetto della campagna denigratoria del Presidente americano potrebbe essere il proliferare di fake news, che sembrano alimentare il sospetto di brogli. Ieri notte infatti Youtube aveva dichiarato di aver cancellato diversi account che fornivano falsi dati sull’elezione, mentre su internet sta circolando il dato che il numero di voti contati in Winconsin, vinto in rimonta da Biden, sarebbe superiore al numero di votanti registrati, suggerendo una manipolazione del voto per posta. Ma si tratta di dati falsi, come rilevato da snopes.com, che confrontano un dato fraudolento sull’elezione attuale con il dato dei votanti registrati nel 2020. Secondo la commisione elettorale del Wisconsin infatti “lo stato del Wisconsin aveva 3’684’726 votanti registrati il primo novembre 2020”, e non è neanche chiaro da dove venga il risultato dei voti contati, ma secondo il New York Times sono “3’296’836” i voti totali contati nello stato. I dati quindi, che potete vedere nel Tweet sottostante, sono palesemente falsi.

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