
L'operazione ispirata dalla Francia per portare soccorso ad Ingrid Betancourt, divenuta il simbolo della sofferenza degli ostaggi da anni in Colombia in mano alle Farc, è entrata nel vivo oggi con l'arrivo a Bogotà di un aereo-ambulanza, ma il suo futuro immediato appare in salita perché la guerriglia non ha finora fornito il necessario accordo all'ingresso di una missione umanitaria nella selva. I registi dell'operazione - insieme alla Francia, la Svizzera e la Spagna - stanno cercando in tutti i modi di sgomberare il cammino dagli ostacoli esistenti, ma per il momento hanno dovuto accusare un rallentamento della spinta iniziale, per il fatto che la ferita procurata alla guerriglia dall'uccisione del suo massimo negoziatore, Raul Reyes, è ancora aperta. Il Falcon 50 bianco inviato dal presidente francese Nicolas Sarkozy si è posato nella notte sulla pista dell'aeroporto militare Catam della capitale colombiana, e lì è rimasto in attesa dell'autorizzazione a trasferirsi nella regione, quasi certamente il dipartimento di San José del Guaviare, dove le Farc tengono sotto ferreo controllo il prezioso ostaggio. L'entusiasmo dell'Eliseo, del presidente Alvaro Uribe, dei media colombiani e stranieri per una iniziativa tesa a salvare la vita della Betancourt e di altri ostaggi in gravi condizioni di salute, è stato parzialmente frenato dall'assenza di una risposta delle Farc e dal fatto che il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha detto che senza accordo di entrambe le parti, non potrà intervenire. Si deve segnalare fra l'altro che questo nuovo sforzo per risolvere parzialmente o totalmente il problema della prigionia della Betancourt è realizzato senza il contributo del presidente venezuelano Hugo Chavez, a cui le Farc avevano consegnato sei ostaggi, ma con la partecipazione della senatrice colombiana Piedad Cordoba, che fu preziosa collaboratrice del capo dello Stato venezuelano. Il governo a Bogotà ha moltiplicato i segnali di disponibilità a facilitare l'ingresso della missione nella selva sospendendo le attività militari nella regione e fornendo anche elicotteri, ma la complessità del progetto - si tratta non di liberare la Betancourt, ma di portarle assistenza, senza che le Farc siano localizzate dai sistemi di rilevamento satellitari - richiede una preparazione molto accurata. Al riguardo Maria dos Anjos Gussing, capo delle attività operative del Cicr, ha dichiarato che "debbono ancora tenersi conversazioni e negoziati fra le parti interessate (tre paesi amici, autorità colombiane e Farc) per definire la possibilità di realizzare una attività umanitaria a favore degli ostaggi". Da parte sua l'ex presidente colombiano Ernesto Samper ha detto che "é impossibile pensare che la missione possa arrivare fino ad Ingrid Betancourt senza un accordo previo fra i francesi e le Farc, ed è curioso che tutto si sia messo in moto senza che, da quanto emerge, un contatto vi sia stato". Sugli uomini di Manuel Marulanda Velez, comunque, ha esercitato una pressione anche l'ambasciatore statunitense William Brownfield, secondo cui "le Farc sono state parte del problema, ed ora devono essere anche parte della soluzione". Comunque, in assenza di una presa di posizione della guerriglia, si è espressa l'agenzia Anncol, considerata a loro vicina. Dopo essersi chiesta se "le Farc sanno dell'esistenza di questa missione", visto che "sono diventate super-prudenti nella scelta dei contatti", sostiene che "anche se le Farc sanno, si muoveranno con i piedi di piombo, perché è ancora fresco il ricordo che fu proprio una chiamata di membri del governo francese (...) a permettere al governo statunitense di localizzare la base di Raul Reyes e bombardarla". Inoltre, conclude, "il governo colombiano è il più falso del mondo. (...) Da una parte può promettere a Sarkozy 'l'aiutò per arrivare 'fino dove sta Ingrid', e dall'altro (operare) per lanciare un missile o riempire di bombe la zona che il satellite indicherà, assassinando Ingrid Betancourt". ATS
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