
“Di colpo ho sentito le sirene della Polizia e dei mezzi di soccorso. All’inizio ho pensato fosse normale ma poi ho capito che qualcosa non andava”. A parlare è Kalin Stamov, un cittadino bulgaro che lavora a Barcellona. Il suo ufficio si trova in una strada parallela alla Rambla e insieme ai colleghi ha potuto assistere alle fasi finali della tragedia”.
“Ho visto dalla finestra persone correre e urlare. Un gran caos. Sono salito di un piano e insieme ai colleghi abbiamo visto molte persone stese a terra. Almeno sei ambulanze erano sul posto”.Dopo una trentina di minuti, ci racconta Kalin, le strade che portano alla Rambla erano deserte e la Polizia ha posizionato delle barriere.
“Qualcuno parlava di un allarme bomba in Plaça de Catalunya, altri di una presa d’ostaggi in un bar". Notizie, queste, poi smentite dalla Polizia.
“Abbiamo saputo che molte persone sono rimaste ferite nella fuga, travolte dalla folla. Altre si sono sentite male alla vista dei corpi”. Circa due ore dopo l’attacco la Polizia ha esteso il perimetro di sicurezza e Kalin e i suoi colleghi sono rimasti bloccati in ufficio.
“Dopo un’altra ora la sicurezza ci ha detto che potevamo uscire dagli uffici e andare a casa, ma nessuno poteva entrare nel palazzo. Camminavo senza trovare un mezzo di trasporto, fortunatamente è arrivato un amico che mi ha dato un passaggio. Le strade in uscita dalla città erano tutte intasate: in 4 ore abbiamo percorso poche centinaia di metri. Qualcuno è passato a distribuire dell’acqua agli automobilisti incolonnati”.
Kalin si trova ora fuori città. È comprensibilmente nervoso (“tutto è successo così vicino”) e anche per le strade la tensione è palpabile. Lunedì tornerà a Barcellona, “una città che è stata forte in questo momento così tragico”.
“C’era un clima di solidarietà incredibile. Tutti cercavano di aiutare, chi evacuando i feriti, chi donando il sangue. I taxi facevano la spola gratuitamente”.
“Rimane molta amarezza, se è vero che la Polizia è stata avvisata e non ha attuato nessuna misura di sicurezza aggiuntiva – conclude Kalin – Barcellona è una grandissima città, avrebbero potuto colpire ovunque con effetti ancora peggiori, penso ad esempio alla Sagrada Familia”.
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