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Estero
Bangladesh: in manette proprietario edificio, sale bilancio
Redazione
13 anni fa

Ha cercato di fuggire dopo il disastro ma gli è andata male. Il proprietario dell'edificio di otto piani crollato mercoledì alla periferia di Dacca è stato fermato dalla polizia del Bangladesh mentre tentava di scappare in India. Sohel Rana, ha detto il ministro per le Amministrazioni locali Jahangir Kabir, "è stato preso mentre cercava di fuggire dal Paese" a Benapole, principale posto di frontiera con l'India ed è stato riportato a Dacca in elicottero. Ma la caccia all'uomo, anzi agli uomini, non è finita, dopo gli otto arresti dei giorni scorsi e quello di oggi. Gli investigatori cercano le tracce di uno spagnolo, David Mayor, direttore della Phantom Tac, joint venture tessile fra la bengalese Phantom Apparels e la spagnola Textile Audit Company (Tac), che occupava uno dei piani dell'edificio crollato. Alle vittime della tragedia, finora 379 morti e oltre 1200 feriti, ha rivolto un pensiero anche il Papa, alla vigilia del Primo maggio. "Rivolgo dal profondo del cuore un forte appello affinchè sia sempre tutelata la dignità e la sicurezza del lavoratore", ha affermato il Pontefice al Regina Coeli, pregando per le vittime del crollo e assicurando la sua "solidarietà e profonda vicinanza alle famiglie che piangono i loro cari". E mentre per i dispersi, 761 persone secondo una lista diffusa dai soccorritori, sembra non esserci più nulla da fare, si è consumato un altro dramma. In serata tra le macerie è scoppiato un incendio proprio mentre veniva tratta in salvo una donna che, secondo il comandante dei vigili del fuoco Ahmed Ali, era "probabilmente l'ultima sopravvissuta". La donna è morta e uno dei pompieri è rimasto ferito. L'edificio ospitava cinque fabbriche tessili che lavoravano per marchi occidentali e impiegavano tra le 3 e le 4mila persone, secondo dati forniti dall'associazione delle imprese tessili del Bangladesh che ha deciso la chiusura delle fabbriche per due giorni, ieri e oggi, nel timore di ulteriori disordini. Anche ieri, per il terzo giorno consecutivo, è esplosa la rabbia degli operai tessili di Dacca che si sono scontrati con la polizia. Decine i fermati e i feriti. Pesanti le accuse dei dimostranti contro le forze dell'ordine che, hanno denunciato, hanno sparato sulla folla. Un'altra tragica beffa contro chi ha protestato per le disastrose condizioni di lavoro dopo che la premier, Sheik Hasina, ha promesso il 'pugno di ferrò contro i responsabili che hanno ignorato segni di cedimento dell'edificio comparsi all'inizio della settimana. ATS

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