
Il capo della polizia di Minneapolis, Janee Harteau, ha rassegnato le dimissioni, una settimana dopo la morte di una donna australiana che aveva chiamato il servizio di emergenza 911 per segnalare un possibile stupro ed è rimasta invece uccisa dal fuoco di un agente. La vittima si chiamava Justine Damond, 40 anni, istruttrice di yoga che si sarebbe sposata a breve con l'uomo che aveva seguito negli Stati Uniti. Una vicenda che ha indotto anche il governo di Canberra a chiedere chiarimenti e che, dopo lo shock e il dolore, ha scosso e destabilizzato le autorità locali, fino alle dimissioni di Harteau. A sollecitarle la sindaca Betsy Hodges, che adesso riceve a sua volta appelli a lasciare, dai cittadini scesi anche in piazza per manifestare il loro sdegno. Prima donna capo della polizia in città, prima di origine nativa americana, prima lesbica dichiarata. La strada di Janee Harteau fin qui è stata una salita ripida che le ha costruito addosso una corazza. Ma questo episodio, ha detto, "mi ha portata ad una profonda riflessione", sicura della necessità di "mettere al primo posto le comunità di cui siamo al servizio". Nei giorni scorsi la responsabile della polizia era intervenuta a difesa dell'agente che ha sparato, il poliziotto somalo-americano Mohamed Noor, pur manifestando forti critiche per il suo comportamento. Adesso le indagini si concentrano su un possibile testimone, individuato e già interrogato dalle forze dell'ordine. Una persona che al momento dell'episodio si trovava vicino al vicolo dove la donna è stata uccisa. La stampa locale riferisce inoltre che il testimone preso in esame avrebbe anche filmato l'episodio, non è chiaro però se il presunto video contenga immagini degli spari oppure i momenti successivi.
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