
È salito a 189 il bilancio ufficiale dei morti nell'inferno di fuoco scoppiato 9 giorni fa nel sud-est dell'Australia, il più grave disastro nella storia del Paese, che ha raso al suolo intere cittadine distrutto 1'800 case e lasciato senza tetto 7'000 persone. Il conto era rimasto per giorni a 181 ed è stato aggiornato oggi mentre la polizia continua a setacciare le rovine in cerca dei resti. Il comandante della polizia del Victoria, Christine Nixon, ha avvertito che il bilancio è destinato a salire e che le condizioni di alcuni dei resti inceneriti rendono difficile, se non impossibile la loro identificazione come resti umani. Intanto migliaia di vigili del fuoco stanno lentamente vincendo la battaglia contro le fiamme, con un buon progresso in alcuni degli otto grandi roghi che ancora bruciano fuori controllo. Ieri si sono tenute cerimonie per marcare una settimana da quando condizioni estreme di siccità, temperature torride e forte vento, e in alcuni casi l'opera di piromani, hanno scatenato l'ondata di incendi. Il premier, Kevin Rudd, ha annunciato un giorno nazionale di lutto domenica prossima, con una cerimonia nello stadio del tennis da 17 mila posti, che ha appena ospitato gli Open d'Australia di tennis. Uno dei presunti piromani, Brendan Sokaluk, 39 anni, ex pompiere volontario, è stato arrestato venerdì scorso e rinviato a giudizio con l'accusa di aver appiccato un incendio che ha causato almeno 21 morti. ATS
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