
Vigili del fuoco e volontari continuano a combattere 25 grandi incendi fuori controllo in zone rurali nello stato di Victoria, nel sudest dell'Australia, mentre il premier statale John Brumby avverte che il numero delle vittime potrà superare i 200. Il bilancio ufficiale è finora di 181 morti e più di 50 dispersi, ritenuti morti, nel più grave disastro nella storia del Paese. L'inferno di fuoco, scoppiato sabato scorso non lontano da Melbourne (seconda città australiana con 4 milioni di abitanti) ha incenerito più di 3.000 kmq di territorio, e intere cittadine sono state cancellate dalla mappa nel giro di 24 ore. Più di 900 case sono rimaste distrutte, e 7.000 sopravvissuti si sono registrati con la Croce Rossa per ricevere assistenza e alloggio in centri di ricovero. Il sospetto che alcuni dei 400 incendi siano stati appiccati da piromani ha indotto la polizia ha dichiarare luogo di reato e recintare alcune delle cittadine rase al suolo. Una speciale task force della polizia indagherà sulle cause di ciascun incendio sospetto, e oggi ha diffuso l'identikit di una persona che avrebbe appiccato un incendio in cui sono morte 21 persone. I piromani rischiano fino a 14 anni di carcere, e l'ergastolo se condannati per omicidio. Le autorità cercano risposte alla più letale ondata di incendi nella storia del paese, che pure è stato spesso teatro di massicci incendi boschivi, e stanno riesamiando la strategia consolidata, che consente ai residenti di decidere se abbandonare le loro case o restare a difenderle. In questo caso, viene osservato, le condizioni del tempo sono state talmente estreme, e le fiamme si sono diffuse con tale rapidità, che è stato impossibile evitare la catastrofe. Molte delle vittime sono rimaste incenerite nelle loro auto mentre cercavano di fuggire all'ultimo momento. ATS
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