
La chiesa cattolica australiana ha espresso oggi scuse formali alle decine di migliaia di vittime di adozioni forzate fra gli anni 1950 e 1970, una pratica che ora descrive come "disgrazia nazionale", mentre offre loro assistenza psicologica, supporto nelle ricerche di familiari perduti e possibilità di risarcimento. Le scuse sono state presentate dal direttore di Catholic Health Australia, Martin Laverty, a una commissione d'inchiesta del Senato sulle pratiche di ospedali e assistenti sociali incaricati da chiese, enti di beneficenza e governativi, che sottraevano i neonati alle madri non sposate e minorenni, dandoli in adozione. Le adozioni, almeno 150 mila secondo le stime, spesso avvenivano contro il desiderio delle madri, che firmavano sotto coercizione o sotto l'influenza di sedativi. "Riconosciamo il dolore della separazione e il senso di perdita per madri, padri, figli, famiglie e altri coinvolti nelle pratiche di allora", ha detto Laverty. "Queste pratiche non sono più tollerate e sono profondamente deplorevoli". Il dirigente ha spiegato che il suo ente ha appreso di tali pratiche solo un mese , da un'indagine condotta dalla Tv nazionale Abc. Le scuse hanno incontrato scetticismo dal gruppo di supporto per le adozioni forzate Origins. "Non si possono accettare scuse per qualcosa che non è stato mai trattato in modo legale", ha detto la portavoce Lily Arthur. ATS
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