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Attacco a Bruxelles, si dimette il ministro della Giustizia
© screenshot video
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Keystone-ats
3 anni fa
A quattro giorni dall'attentato, Vincent Van Quiceknborne ha fatto un passo indietro dopo essere finito nell'occhio del ciclone per le falle nel sistema di sicurezza nazionale.

Una "colpa individuale, monumentale e inaccettabile". A quattro giorni dall'attentato di Bruxelles, il titolare della Giustizia del Belgio, Vincent Van Quickenborne, fa un passo indietro. Finito nell'occhio del ciclone per le falle nel sistema di sicurezza nazionale e la mancanza di controllo sui migranti irregolari come Abdesalam Loussad, il ministro fiammingo ha resistito strenuamente alle accuse mosse dall'opinione pubblica e dai parlamentari. Ma è poi capitolato all'ultima informazione emersa sull'attacco del 16 ottobre, nel quale hanno perso la vita due uomini svedesi, uno dei quali residente in Svizzera. La Tunisia, è stata la sua ammissione alla stampa, aveva chiesto l'estradizione del sospetto attentatore già nell'agosto del 2022, senza però ricevere risposta.

Perché non è stata data risposta alla richiesta di estradizione

Dopo giorni di indagini interne, l'esponente del partito liberale fiammingo Open VLD ha illustrato nei dettagli l'accaduto. La richiesta di estradizione arrivata da Tunisi al suo dicastero, e trasferita poi alla procura di Bruxelles il 1° settembre 2022, è rimasta lettera morta, mai trattata dal magistrato competente. "Questo è un errore individuale, grossolano e inaccettabile. Voglio assumermene la responsabilità", ha detto Van Quickenborne, porgendo le sue scuse alle vittime e ai loro cari, alla Svezia intera e ai connazionali. Accanto a lui c'era il procuratore generale di Bruxelles, Johan Delmulle, che dal canto suo ha parlato di una "deplorevole combinazione di circostanze". Nel 2022 sono state trasmesse complessivamente 31 richieste di estradizione internazionale allo stesso magistrato. Trenta sono state processate, ha spiegato ancora il ministro dimissionario, mentre un dossier solo non è stato elaborato: quello del 45enne di origina tunisina. "L'indipendenza di un magistrato è il fondamento del nostro stato di diritto. Ho sempre difeso questo principio e continuerò a farlo", ha evidenziato il fiammingo, assumendosi tuttavia la "responsabilità politica" dell'accaduto.

La resa dei conti politica solo all'inizio

Da giorni ormai l'intero governo, i servizi segreti e le forze dell'ordine del Paese sono sotto accusa. Il presunto autore dell'attentato, neutralizzato dopo una notte da fuggiasco, era noto agli 007 per "radicalizzazione", ma - dopo le richieste d'asilo già respinte da Italia, Norvegia, Svezia e dallo stesso Belgio - nel 2021 era "sparito dai radar". Le dimissioni del ministro sono state accolte dal premier Alexander De Croo come "coraggiose". Ma la resa dei conti politica è solo all'inizio: il gabinetto centrale è stato convocato "per fare totale chiarezza".