
Una telefonata per suggellare l’asse tra Cina e Russia alla luce di quanto sta accadendo in Afghanistan. È stata quella tra Xi Jinping e Vladimir Putin, pronti ad entrare in campo da protagonisti nel ridisegnare gli equilibri della regione dopo il precipitoso e imbarazzante ritiro degli Stati Uniti deciso da Joe Biden.
Biden assediato
Il presidente americano è ormai da giorni rinchiuso e assediato dalle critiche nel fortino della Casa Bianca, dove tra Studio Ovale e Situation Room continua a seguire notte e giorno l’operazione di evacuazione dall’aeroporto di Kabul. Un’operazione che volge al termine assumendo sempre più le fattispecie di una ritirata a gambe levate. Il 31 agosto è oramai alle porte, ma il terrore di Biden e dei vertici della sicurezza nazionale statunitense, resta quello di un attacco terroristico dei militanti dell’Isis dalle conseguenze inimmaginabili, non solo in termini di vittime.
Russia e Cina all’offensiva
Xi e Putin in questa fase hanno dunque mani più libere per progettare il futuro e lanciare in queste ore una vera e propria offensiva diplomatica. Nel loro colloquio non solo aprono al G20, per tornare a collaborare fattivamente con la comunità internazionale a partire proprio dalla situazione afghana, ma si mettono d’accordo per uno strettissimo coordinamento tra Pechino e Mosca, in grado innanzitutto di favorire una transizione graduale a Kabul e un’azione di prevenzione del terrorismo e dei traffici di droga.
Xi: “Rispetto della sovranità dell’Afghanistan”
La Cina, ha assicurato Xi Jinping, rispetta “sovranità, indipendenza e integrità territoriale dell’Afghanistan”, e soprattutto non interferisce negli affari interni del Paese, puntando piuttosto a “un ruolo costruttivo” che porti a una soluzione politica della crisi. Ecco allora che il leader cinese ha teso la mano al G20, dopo che il presidente di turno, il premier italiano Mario Draghi, ha auspicato proprio un maggiore coinvolgimento di Mosca e Pechino.
Segnali contradditori
Xi ha garantito come la Cina “è disposta a rafforzare comunicazione e coordinamento con tutte le parti della comunità internazionale e a incoraggiare tutte le parti afghane a negoziare una struttura politica aperta e inclusiva, ad attuare una politica interna ed estera moderata e stabile”. Ma allo stesso tempo Xi parlando con Putin manda un altro chiaro messaggio a chi critica Pechino e Mosca per non seguire il modello occidentale: “Se le scarpe calzano è noto solo a chi le indossa. Su quali sistemi possano funzionare in Cina e Russia, solo i cinesi e i russi hanno il diritto di parlare”.
Un ragionamento che non può non essere condiviso da Putin, che dal canto suo ha sottolineato come la Russia sia disposta a coordinarsi con la Cina per una “transizione graduale della situazione in Afghanistan” e non solo, proponendo a Xi il mantenimento di un “canale di comunicazione tempestivo” su tutte le principali questioni bilaterali e multilaterali.
Trump all’attacco: “L’America non è tornata, i talebani sì”
Oltreoceano c’è già chi parla di inesorabile declino degli Stati Uniti sulla scena internazionale. “Altro che l’America è tornata, sono i talebani ad essere tornati”, ha attaccato l’ex presidente Donald Trump. Ma sono molti gli osservatori che leggono nel caos di Kabul una ferita alla credibilità Usa che sarà difficile, se non impossibile, rimarginare.
Merkel: “Fondamentale dialogo con Mosca e Pechino”
Intanto anche per la cancelliera tedesca Angela Merkel in questa fase diventa fondamentale portare avanti il dialogo anche con Mosca e Pechino. La linea dura finora seguita dall’amministrazione Usa, che accusa Cina e Russia di interferenze politiche, di cyber attacchi e di progetti egemonici legati alle reti 5G e alla nuova via della Seta, vacilla.
Un messaggio ai talebani infine arriva dalla Banca Mondiale, che ha sospeso per il momento gli aiuti a Kabul, proprio come deciso una settimana fa dal Fondo monetario internazionale.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

