
Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha confermato all'ATS che Roman Polanski è stato fermato ieri sera al momento del suo arrivo in Svizzera su mandato americano. Il cineasta franco-polacco, in detenzione preventiva in attesa di estradizione, può fare appello contro la decisione. Intanto, l'associazione dei registi cinematografici svizzeri ha protestato contro l'arresto, definito "non solo di una grottesca farsa giuridica" ma anche di "un enorme scandalo culturale". L'arresto di Roman Polanski, che oggi avrebbe dovuto ricevere il premio alla carriera al quinto Festival del Film di Zurigo, "è uno scandalo giuridico che può provocare enormi danni all'immagine della Svizzera a livello internazionale", ma è anche "uno schiaffo a tutti gli operatori culturali del paese", scrive in un comunicato l'Associazione svizzera regia e sceneggiatura di film (ARF/FDS). Secondo quest'ultima è "una mostruosità" che la giustizia elvetica abbia fatto arrestare uno dei più rinomati registi cinematografici per un caso che risale ad oltre trentanni or sono, assecondando una richiesta statunitense basata su un mandato d'arresto spiccato nel 1978. Polanski, che oggi ha 76 anni, era stato arrestato a Los Angeles nel 1977 in seguito alla denuncia dei genitori di una ragazza di 13 anni con l'accusa di "relazioni sessuali illegali". Un episodio avvenuto nella casa all'epoca di Jack Nicholson a Hollywood. Polanski si era difeso affermando che l'adolescente era consenziente e aveva precedenti esperienze sessuali. Rimase tuttavia in prigione per poco più di un mese, ma prima della sentenza lasciò il Paese e si rifugiò in Europa. ATS
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