
Nello scantinato di una banca argentina in disuso, teoricamente distrutti da più di 70 anni, l'investigatore privato Pedro Filipuzzi ha ritrovato una lista di 12'000 appartenenti al regime nazista fuggiti in Argentina, molti con soldi depositati tra il 1941 e il 1943 in conti della Schweizerische Kreditanstalte, in seguito divenuta il Credit-Suisse. I documenti erano noti alle allora autorità argentine, tra le quali il dittatore Edelmiro Farrel che nel 1944 aveva ordinato la distruzione di quei documenti.
L'investigatore ha in seguito condiviso i dati con il Centro Simon Wiesenthal, la famosa organizzazione impegnata nel consegnare i criminali nazisti alla giustizia, che ritiene molti di quegli averi siano stati sottratti agli ebrei durante le persecuzioni del regime e durante la Seconda Guerra Mondiale e siano ora probabilmente nelle mani degli eredi dei persecutori, o su conti dimenticati. Il centro quindi ha quindi scritto una lettera al vicepresidente del Credit-Suisse, richiedendo accesso agli archivi storici per poter risolvere la questione a nome degli ormai pochi sopravvissuti all'Olocausto.
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