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Argentina: desaparecidos, carcere per falsi genitori
Redazione
18 anni fa

Un tribunale argentino ha scritto una storica pagina nella lotta per la difesa dei diritti umani condannando a pesanti pene detentive - anche se non dell'entità chiesta dall'accusa - una coppia che durante la dittatura militare si appropriò di una neonata di appena due mesi, figlia di 'desaparecidos', che oggi ha 30 anni e si chiama Maria Eugenia Sampallo Barragan, e l'ufficiale che svolse il ruolo di intermediario. I giudici in particolare hanno inflitto otto anni al padre adottivo Osvaldo Rivas, sette anni alla falsa madre, Maria Cristina Gomez, e dieci anni all'ex capitano Enrique Berthier. Si tratta di una sentenza senza precedenti perché è la prima volta che un figlio adottato illegalmente durante la dittatura ha denunciato i suoi falsi genitori che ora sono stati condannati. La stessa vittima della macchinazione e la pubblica accusa avevano chiesto per gli imputati "il massimo della pena", che poteva arrivare fino a 25 anni. Cominciato il 19 febbraio, il processo ha attratto l'attenzione dei media e commosso l'opinione pubblica per le vicissitudini vissute da Maria Eugenia che, ancora neonata ed ignara della sorte dei suoi autentici genitori, alla tenera età di due mesi fu consegnata, mediante falsificazione di documenti, ai genitori 'adottivi'. Grazie al sostegno delle Nonne di Plaza de Mayo guidate da Estela Carlotto, la ragazza ha appreso sette anni fa, grazie ad un test di Dna, di essere nata nel 1977 in uno dei due centri di detenzione e tortura (El Banco e il Club Atletico), in cui i suoi veri genitori (Mirta Barragan e Leonardo Sampallo) furono rinchiusi prima di essere eliminati per appartenenza al Partito comunista marxista leninista. ATS

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