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Estero
Arafat: saga infinita, per esperti russi "morte naturale"
Redazione
13 anni fa

La saga del presunto avvelenamento di Yasser Arafat ha registrato oggi un ulteriore colpo di scena: un team di esperti russi ha infatti stabilito senza incertezze che il presidente palestinese morì per cause naturali. Il rapporto degli esperti dell'Istituto forense russo (che hanno esaminato reperti prelevati nella tomba del rais a Ramallah, Cisgiordania) rafforza le conclusioni raggiunte da un team di studiosi francesi, che pure aveva escluso un avvelenamento. Ma ciò contrasta con le conclusioni di una equipe svizzera, che ha rilevato invece nei resti di Arafat e in alcuni suoi indumenti una presenza abnorme di un isotopo radioattivo, il polonio 210. L'Anp, da parte sua, fa già sapere che "con tutto il rispetto per il giudizio degli esperti russi" le indagini proseguiranno. In merito all'inchiesta russa, "Yasser Arafat non è morto per radiazioni ma per cause naturali" ha affermato Vladimir Uiba, il direttore della Agenzia Medico-Biologica Federale (Fmba), citato dalla agenzia russa Interfax. Arafat è deceduto l'11 novembre 2004 in un ospedale militare francese, un mese dopo essere stato colpito da un improvviso deperimento fisico nel suo quartier generale della Muqata di Ramallah. All'epoca la moglie Suha Tawil-Arafat (che pure nutriva sospetti verso l'entourage del leader palestinese) si oppose allo svolgimento di una autopsia. Solo nel 2012, su iniziativa della rete televisiva al-Jazira, iniziò una accesa battaglia per accertare "le reali circostanze" della morte del marito. "Israele è il primo e unico indiziato" ha stabilito ancora di recente a Ramallah il generale Tawfiq Tirawi, ex capo dei servizi segreti di Arafat e coordinatore supremo delle tre indagini condotte in Svizzera, Francia e Russia per verificare l'attendibilità della tesi dell'avvelenamento. Israele, da parte sua, ha sempre negato di aver avuto un ruolo nella morte del nemico storico. Scienziati israeliani, citati dalla stampa locale, hanno anche osservato che il polonio 210 si dissolve in breve tempo e che, a tanta distanza di tempo dalla morte, è pressoché è impossibile rilevarne la presenza. A meno che Arafat fosse stato "irradiato" in modo massiccio, cosa che però difficilmente sarebbe passata inosservata negli ambienti angusti e affollati della Muqata. I mesi di estenuanti analisi nei laboratori russi, francesi e svizzeri interessano comunque in maniera molto relativa l'uomo della strada nei Territori. Secondo un sondaggio di opinione curato dal "Palestinian Center for Policy and Survey Research" (PSR), pubblicato in questi giorni, il 59% dei palestinesi ritengono che Arafat sia stato effettivamente avvelenato da Israele. A questo gruppo se ne aggiunge un altro (21%) secondo cui egli sarebbe stato vittima in realtà di cospiratori palestinesi, o israelo-palestinesi. Sulla base di queste risposte è possibile prevedere che, indipendentemente dai rapporti scientifici dei laboratori, la saga sulle "vere circostanze della morte di Arafat" è destinata a registrare ulteriori sviluppi.

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