
Almeno 13 persone, perlopiù poliziotti, sono rimaste uccise in un attacco sferrato da un attentatore suicida contro una moschea di Abha, nel sud-ovest dell'Arabia Saudita, a ridosso del confine con lo Yemen. Lo ha indicato il ministero dell'interno di Riad. Le vittime sono dieci agenti dell'antiterrorismo della polizia saudita e tre persone che lavoravano nella moschea. Almeno nove persone sono rimaste gravemente ferite. In precedenza la tv satellitare al-Arabiya aveva riferito un bilancio di 17 morti e 20 feriti. L'esplosione, precisa l'agenzia saudita Spa, si è verificata nel luogo di culto del quartier generale delle forze speciali di polizia della provincia di Asir, mentre un gruppo di reclute era riunito per la preghiera. L'ipotesi più accreditata al momento è che l'attentato sia stato compiuto da un kamikaze che indossava una cintura esplosiva. Già il 22 maggio scorso un attentatore kamikaze si era fatto esplodere durante la preghiera del venerdì in una moschea sciita nel villaggio di al-Qadeeh nel governatorato di Qatif, nell'est dell'Arabia Saudita, uccidendo venti persone. L'attacco era stato rivendicato dallo Stato Islamico (Is). Una settimana dopo, il 29 maggio, una moschea di al-Damman, nel sudest dell'Arabia Saudita, era stata colpita da un kamikaze che aveva causato la morte di quattro persone. A luglio le autorità saudite avevano arrestato 431 persone nell'ambito di un'offensiva mirata a eliminare le cellule legate all'Is. Riad guida dal 26 marzo una coalizione militare impegnata a fermare i miliziani sciiti houthi nello Yemen, su richiesta del presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi, esiliato nella capitale saudita.
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