
A una settimana dalla maxi-retata dell'intelligence saudita che ha portato all'arresto di una quarantina di 'menti' di al Qaida, la rete del terrore ha risposto mirando al cuore dell'antiterrorismo della monarchia del Golfo. Obiettivo del fallito attentato, il principe Mohammed bin Nayef, responsabile della lotta agli uomini di Bin Laden e figlio del probabile successore di Re Abdallah. È il primo attacco diretto che la famiglia reale subisce da quando, nel 2003, l'Arabia Saudita ha dato il via alla campagna mirata a sradicare le basi di al Qaida nel Paese, ma soprattutto sembra fare da preludio a un inasprimento dello scontro fra Riad e i terroristi. "Quello che è successo aumenta solo la nostra determinazione a debellarli", ha dichiarato Bin Nayef, figlio del ministro degli interni, ai microfoni della televisione panaraba al Arabiyya, poco dopo che l'attentatore suicida si era fatto esplodere nel palazzo principesco di Gedda, principale porto saudita sul Mar Rosso. Kefia rossa, tradizionale tunica bianca, baffi impeccabili: le immagini tv mostrano chiaramente che il capo dell'antiterrorismo è uscito illeso dall'attentato. A morire è stato invece il kamikaze, che si è presentato alla residenza del principe durante le tradizionali visite che seguono l'iftar, il pasto con cui, ogni giorno, al calare della sera si rompe il digiuno durante i 28 giorni del mese sacro di Ramadan. L'uomo, un terrorista da tempo ricercato ma le cui generalità non sono state diffuse, aveva chiesto di essere ricevuto perché deciso a "costituirsi personalmente nelle mani del principe" Bin Nayef. Durante uno degli ultimi controlli di sicurezza sembra, però, che qualcuno, con una telefonata giunta dall'esterno, abbia azionato il congegno esplosivo che l'attentatore nascondeva sotto gli abiti. A rivendicare l'operazione, informa oggi la tv panaraba al Jazeera, è stata l'ala saudita di al Qaida con un comunicato apparso su un sito web vicino al gruppo. Dal 2003 a oggi, l'Arabia Saudita, tradizionale alleato degli Stati Uniti nella regione, è stata teatro di sei gravi attentati terroristici condotti da diverse sigle del fondamentalismo islamico, che Riad ha sempre ricondotto alla nebulosa galassia di gruppi legata alla rete del terrore di Osama Bin Laden. Dall'inizio dell'anno più di mille persone sono state processate nei tribunali del Paese per presunti legami con al Qaida; solo il mese scorso, un maxi-processo si è concluso con la condanna di oltre 300 persone, mentre i servizi di sicurezza della monarchia petrolifera avevano annunciato una settimana fa l'arresto di 44 sauditi, 'menti' della rete terroristica. ATS
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