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Anche in Italia infuria il dibattito sulla riapertura
Anche in Italia infuria il dibattito sulla riapertura
Anche in Italia infuria il dibattito sulla riapertura
Redazione
6 anni fa
Le regioni del nord spingono per velocizzare il ritorno alla normalità. Roma frena, escludendo inoltre il riavvio delle scuole a maggio

Mentre in Svizzera il Consiglio federale ha dettato le prime tappe del percorso d'uscita dall'emergenza coronavirus, anche in Italia si inizia a discutere su quando e come far ripartire l'economia. Ieri il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, nonostante si fosse opposto alla riapertura dei negozi di abbigliamento per l'infanzia e delle librerie iniziata martedì, aveva dichiarato a mezzo stampa di voler far ripartire le attività produttive nella sua regione per il 4 maggio, ovvero appena finita la proroga della quarantena nazionale decisa dal premier Conte. Il presidente lombardo aveva poi ritrattato in serata, dopo le critiche di vari esponenti del Governo, dicendo di essere stato mal interpretato e di non aver parlato delle attività produttive, "che sono competenza del governo centrale", ma della "graduale ripresa delle attività ordinarie che sarà concordata con il governo".

D'accordo altre regioni del nord. Zaia: "Anche prima"Nonostante il parziale retrofront, Fontana ha incassato anche il sostegno di Luca Zaia, governatore del Veneto, che si è spinto ancora oltre, prevedendo una possibile riapertura anche prima del 4 maggio: "Se ci sono i presupposti di natura sanitaria dal mondo scientifico, dal 4 maggio o anche prima si può aprire con tutto", ha detto Zaia, "dal 4 maggio dobbiamo essere pronti con dispositivi, regole, ovviamente negoziati con parti sociali e datori di lavoro." E non è il solo. Secondo quanto riportato dal Messaggero infatti, anche altre regioni avrebbero manifestato parere positivo, in particolare Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna che, con gradi diversi, vedono in quella data un punto di partenza realistico per un graduale ritorno alla normalità.

Il governo attende, ma no a riapertura scuole a maggioMolte altre regioni però non si esprimono o attendono il parere del Governo, Governo che non sembra soddisfatto di queste iniziative individuali: "Fontana fa parte della cabina di regia nazionale, se vuole fare delle proposte, quello è il luogo istituzionale per farle", ha dichiarato infatti il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, cui si aggiunge Stefano Buffagni, viceministro allo Sviluppo economico: "La richiesta della Lombardia è un errore. Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e restrittiva e oggi, sorprendentemente, decide - non si comprende su quali dati - di aprire". Si attenderebbero infatti i pareri della task force governativa contro il coronavirus prima di lanciare qualsiasi iniziativa. Oggi inoltre, arriva un altro segnale in senso opposto: come riportato dall'ANSA, la ministra dell'istruzione Azzolina ha chiuso infatti a una riapertura delle scuole a maggio. "Troppi i rischi", ha dichiarato.

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