
Sorrisi, strette di mano per le telecamere e dichiarazioni di impegno per un mondo più giusto sono rapidamente usciti di scena oggi a Santiago del Cile nella giornata finale del 17esimo Vertice iberoamericano per lasciare il campo a vive polemiche che hanno contrapposto il presidente venezuelano Hugo Chavez e i governanti spagnoli, facendo infuriare il solitamente compassato re Juan Carlos. All'insegna della lotta alla povertà e della necessità di una maggiore coesione sociale, l'appuntamento cileno si è segnalato per la concretezza delle proposte e per il desiderio di operatività manifestata dai leader della regione e nulla lasciava presagire un irrigidimento del clima generale. Va detto che il Vertice si è chiuso come previsto con l'adozione della Dichiarazione di Santiago che impegna a "progredire verso livelli crescenti di inclusione, giustizia, protezione e assistenza sociale e solidarietà". Il risultato più importante dell'incontro è stato l'Accordo multilaterale iberoamericano di previdenza sociale e di coordinamento delle politiche sociali, con cui si garantisce ad ogni cittadino che ha lavorato in più paesi, di poter ottenere una pensione frutto di tutti i contributi versati. Per quanto riguarda invece la crisi, a versare una abbondante manciata di pepe sull'ultima riunione del vertice ci ha pensato Chavez quando ha deciso prima di criticare il concetto di coesione sociale a cui ha detto di preferire quelli di "trasformazione e giustizia sociale", e poi di attaccare lo stesso ruolo della Spagna in America latina. Da qui la sua scelta di bollare come "fascista" l'ex premier José Maria Aznar che, secondo Chavez, cercò a suo tempo di convincere i latinoamericani ad adottare i piani commerciali concepiti a Washington, nonostante l'invito ad "una maggiore diplomazia" rivoltogli dal presidente del governo spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero. Tutto questo mentre re Juan Carlos ad un certo punto non ce l'ha fatta più ed ha puntato il dito indice contro il venezuelano dicendogli: "Perché non stai zitto?". Le fiamme si erano ormai propagate, e il nicaraguense Daniel Ortega ha deciso di interpretare il ruolo di piromane attaccando la Spagna per il ruolo avuto negli anni '80 contro il suo governo a Managua. A questo punto Juan Carlos non ce l'ha fatta più, si è alzato e se ne è andato. In forte ritardo, e con la consapevolezza che la situazione non era più recuperabile, la presidente Bachelet ha dichiarato concluso il vertice. ATS
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